Lo spigolo della mistica: Dio e Cesare
Quanto ha detto Gesù: "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio" è una di quelle frasi che hanno fatto molta fortuna: dicono che sia l’unico pronunciamento esplicito di Gesù di natura politica (si fa per dire!) e molto utilizzato in campo politico (non si fa per dire!).
E, giusto per disfarci della prima parte della frase, citerò un’affermazione di un classico intenditore di economia (Modigliani) che dice press’a poco: "Se il popolo italiano non facesse il furbo (cioè: se non fosse così scandalosamente imbroglione), potrebbe essere il più ricco del mondo" (cioè: tanto è geniale e intelligente!).
Non è ancora uscito l’euro e il popolo italiano ha già inventato una macchina per coniare euro falsi! Se non fosse da piangere, dal punto di vista cristiano, ci sarebbe da ridere.
Ma saliamo in più spirabil aere, la seconda parte della frase di Gesù: "Date a Dio ciò che è di Dio". Nella comunità della famiglia e della parrocchia Dio deve godere il primato: pensare-amare-studiare Dio dev’essere "il" divertimento, "la" ricreazione, "il" benessere: un bisogno come l’aria per i polmoni; un benessere come il profumo balsamico di un bosco di conifere.
Dio, il primo pensiero della giornata che inizia, e l’ultimo della giornata che tramonta.
Dio, che tesse-ricama-profuma tutte le azioni della giornata. Il primato di Dio così com’è espresso splendidamente nel Salmo: "Oh Dio, Tu sei il mio Dio! All’aurora ti cerco! Di Te ha sete l’anima mia! A Te anela la mia carne! Penso a Te nelle veglie notturne! Esulto di gioia all’ombra delle tue ali!". Il parroco e i genitori, i medici e i professori, i catechisti e i responsabili devono offrire ambienti "saturi" di Dio.
Il primato di Dio ha il suo trionfo e la sua manifestazione più alta nella domenica, "il" giorno di Dio, quando l’uomo ritorna alla sua Sorgente per "ricrearsi"; quando l’uomo si "riposa" in Dio, nel conforto gioioso della fraternità quando l’Eucarestia diventa gioiosa amministrazione dei quattordici sacramenti delle opere di misericordia; quando la parrocchia diventa davvero ciò che significa, cioè: una comunità di persone che abitano una vicina-all’altra–in terra–di-esilio: dove cioè ci si aiuta-conforta-vicendevolmente, come compagni "di viaggio".
Ma con il pensiero di avere, un giorno, a lasciarci per ritrovarci, un giorno, per sempre nella domenica-riposo definitivo dell’eternità, dove Dio sarà tutto in tutti e ciò che è mortale sarà assorbito dall’immortalità e ciò che è corruttibile dall’incorruzione e non ci sarà più né lutto, né pianto, né dolore.
La domenica del tempo è l’anticipazione-pregustazione della domenica senza tramonto!
"Sento" che, qualcuno sta pensando: ma questa è una vita "da convento", non "da sposato"! No! Questa è una vita "da sposato", dove la sposa, anche ottantenne, rende il suo debito senza farsi pregare! Da sposato, dove c’è posto per la villa e la taverna, macchine e biciclettate, turismo e sport; ma dove la vita (almeno quattro figli), Dio e il prossimo sono assolutamente al primo posto, perché là dove Dio non è al primissimo posto, e la taverna e la villa e le macchine diventano peccato e male, malessere e regresso, perché là dove comanda l’egoismo anziché l’amor di Dio, là tutto è rovina-castigo-disgrazia!
Il Creatore non rovina, ma aggiusta la "sua" Creatura: non la diminuisce, ma la sublima; non la guasta, ma la rifà più bella e splendente.
Decisamente: è meglio morire di fame che morire di Fede-Dio! Anche un bambino lo capirebbe.







