Lettera dal Camerun: Ho ripreso il bastone del pellegrino
Cari amici, mi trovo di nuovo in sede, a Douala, dopo diversi mesi di viaggi. Continuo il mio servizio di animazione e di coordinamento delle comunità saveriane in Camerun e in Ciad. Il capitolo dei saveriani in Camerun mi ha chiesto di continuare per altri quattro anni. Non era certo nelle mie aspirazioni, ma ho accettato perché ho sentito l'unanimità dei miei confratelli e perché vorrei far andare avanti alcuni "cantieri" messi in piedi. E ho ripreso il bastone del pellegrino.
Consiglieri giovani e bravi
Febbraio e marzo li ho passati in Ciad; c'era un bisogno nella nostra comunità di Bongor (da dove sono stato "rapito" quattro anni fa). Ne ho approfittato anche per visitare le comunità saveriane del Ciad e del Camerun settentrionale. Devo farlo due volte all'anno, per seguire la vita e i problemi da vicino. È sempre una bella esperienza il contatto ravvicinato con i miei confratelli missionari e con la loro vita concreta.
In quel periodo si è tenuta anche la nostra riunione di "consiglio", cha ha luogo tre volte l'anno: nel governo della regione saveriana sono infatti assistito da quattro confratelli, nuovi di zecca, tutti giovani e bravissimi! È il momento di prendere alcune decisioni concrete e orientamenti sulla missione, sulle persone e su certe situazioni delicate. Poi, tocca a me applicare i provvedimenti e gli orientamenti presi.
Il cristianesimo in Ciad
Un'esperienza nuova che ho vissuto è stata la partecipazione a un'assemblea speciale, quella dei responsabili di tutte le congregazioni religiose presenti in Ciad. Eravamo una quarantina di persone. Ho ascoltato le preoccupazioni maggiori, condivise da tutti coloro che lavorano da anni nell'evangelizzazione e nella promozione umana in questa nazione.
Il cristianesimo è minoritario rispetto alle religioni tradizionali e all'islam, e ha difficoltà a diffondersi nelle culture locali: il legame tra la fede e la vita è spesso molto fragile. C'è poca incidenza sulle realtà sociali e politiche. Ma se l'analisi è chiara, le strategie da seguire sono meno evidenti: bisogna continuare a cercare.
Dopo la grande veglia di Pasqua, con battesimi e celebrazione di matrimoni, mi sono rimesso in strada per tornare in Camerun verso Yaoundé e Douala, passando per le comunità di Bafoussam, dove abbiamo anche una quindicina di giovani che si preparano a diventare missionari. Ci vuole una giornata intera di corriera nel migliore dei casi, e una nottata in treno per arrivare alla capitale Yaoundé. Ormai conosco il percorso a memoria... Tutto è andato per il meglio, anche se la fatica si fa sentire, così come la voglia di tornare alla base per fermarsi un po'.
L'umanità cresce con l'unità
A Yaoundé ho partecipato a un altro incontro con un gruppo di religiosi e religiose. Stiamo cercando di mettere in piedi un osservatorio nazionale per la giustizia e la pace. L'avevo proposto l'anno scorso; l'idea ha fatto il suo cammino e quest'anno alcuni istituti hanno aderito. Si tratta di un gruppetto di persone che segue gli avvenimenti più significativi del Paese sotto l'aspetto dei diritti umani, della gestione politica ed economica, per fornire ai religiosi materiale documentato per un'analisi della situazione, per la formazione delle coscienze e anche per denunciare eventuali derive...
La sensibilità è ancora debole in questo campo e si rischia di farsi complici di certe situazioni a causa del silenzio.
Come vedete, le riunioni non mancano, sperando che servano a qualcosa, a far crescere l'intesa e il lavoro fatto insieme, la fraternità e il regno di Dio, come si dice nel linguaggio biblico. L'umanità cresce nella misura in cui cresce l'unità.








