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Le vacanze di p. Savio Corinaldesi, Riti di famiglia che ritornano…

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Padre Savio Corinaldesi, saveriano di Jesi e missionario in Brasile, è stato a casa per le vacanze. È abitudine che ogni tre anni, o anche più spesso se c'è motivo, il missionario lasci per alcuni mesi le sue attività e torni in patria per un periodo di riposo.

Noi abbiamo approfittato di questo intervallo per intervistare p. Savio.

Cos'è il missionario secondo te?

Mi piace immaginare il missionario come colui che "descansa carregando pedras - riposa trasportando pietre". È un detto brasiliano che si riferisce a persone che non abbandonano mai il loro lavoro, ma al massimo cambiano attività. Non dico questo perché il missionario sia un superuomo o perché si creda necessario e indispensabile, ma perché - dopo aver visto ciò che ha visto, dopo aver sentito ciò che ha sentito - egli resta per sempre un uomo segnato dalle esperienze che ha vissuto.

Il missionario va in vacanza?

Sì, ci va perché nessuno è di ferro, e anche perché la missione esige che lui torni a casa ogni tanto.

E cosa fa?

Torna in famiglia, torna nella sua chiesa di origine e porta la testimonianza delle realtà umane ed ecclesiali che ha vissuto in paesi lontani.

Che posto ha la famiglia?

La famiglia biologica occupa un posto importante nell'agenda del missionario in vacanza. Genitori e fratelli hanno pagato il prezzo più alto quando il figlio o il fratello è partito; hanno sofferto più di ogni altro durante la sua prolungata assenza. Quando torna, il missionario recupera il suo posto.

Quasi sempre trova vuoti dolorosi, scopre i segni del tempo che passa nel volto e nel corpo dei suoi cari. I nipoti e pronipoti, che sono venuti ad allargare la comunità famigliare e sono cresciuti in numero e statura, ricordano al missionario che il tempo corre veloce...

Cosa chiedono i famigliari?

Da lui le persone di casa vogliono sapere nei minimi particolari le informazioni sulla vita sua e del popolo che ha adottato. Gli dispensano attenzioni speciali, quasi a compensare il tempo della lontananza. Mamma, sorelle, cognate e nipoti si impegnano con affetto e perizia a preparare per lui i piatti dell'infanzia, a fargli rivivere i riti della famiglia...

E poi spesso la famiglia si allarga ai vicini, ai compagni d'infanzia, agli amici dei famigliari che vengono per ascoltare la parola di quest'uomo un po' esotico, che non riescono a capire del tutto ma che trattano con rispetto e ammirazione.

E cosa pensa il missionario?

Il missionario in vacanza accetta le attenzioni di famigliari e amici che fanno a gara per proporgli i profumi della cucina di casa o i gesti di affetto della liturgia domestica. Sono i gesti di chi vuol recuperare il tempo perduto. Ma lui non può perdere mai di vista altri piatti e sta attento affinché i veri destinatari dell'affetto di chi lo circonda qui in patria siano prima di tutto coloro a cui egli ha dedicato la vita in terre straniere.

Ritrova la parrocchia d'origine?

Sì, per il missionario che rientra in Italia, sia pure per ferie, la presenza nelle comunità cristiane, gli incontri con i sacerdoti, la partecipazione alle celebrazioni eucaristiche e dovunque esista qualche espressione ecclesiale e missionaria, sono tutti impegni che hanno priorità assoluta.

Sei legato alla chiesa marchigiana?

Ho passato undici anni della mia gioventù in seminario, prima a Jesi nel seminario diocesano e poi a Fano nel seminario regionale. In seminario mi hanno insegnato a sentirmi parte di una chiesa universale, ma con le caratteristiche, la storia, la fisionomia della diocesi di Jesi. A pochi mesi dall'ordinazione sacerdotale ho lasciato il seminario (e non fu affatto un distacco indolore!) per realizzare la mia vocazione missionaria al di là dei confini della diocesi.

Aspettando la prossima e-mail

Padre Savio continua... Non ho lasciato la diocesi. Essa è mia e io le appartengo per sempre. I saveriani mi hanno permesso di inserirmi nella missione universale che proprio in quegli anni il concilio Vaticano II restituiva a tutto il popolo di Dio. Il compianto don Fernando Fava mi ricordava: "Sarai sempre uno di noi; tu in missione ci vai a nome nostro, non vai per conto tuo".

I vincoli di amore fraterno con il clero della diocesi non si sono mai allentati, nonostante gli anni passati in missione. La fede che mi sforzo di vivere e condividere con il popolo brasiliano non me la sono data da solo. L'ho ricevuta in famiglia, in seminario, nella mia chiesa di origine. È normale che, tornando in patria, racconti di come vivo questa fede in ambienti lontani e differenti dai nostri e, allo stesso tempo, porti la testimonianza delle meraviglie che Dio opera in altri popoli della terra.

Riparto per il Brasile, ma non è più la prima partenza, piena di lacrime e di apprensioni. Torno sapendo ciò che mi aspetta, e chi resta capisce che a ogni partenza segue un ritorno in missione più fecondo. Dopo le vacanze, il missionario torna al suo posto di lavoro con gioia e pace, e lascia pace e gioia a coloro che continuano a volergli bene da lontano, aspettando la prossima e-mail o la prossima telefonata che dica: "Qui tutto bene! La vita continua".


Per contattare il missionario: p. Savio Corinaldesi - SGAN 905 Conj. B (POM) - 70790-050 Brasília DF -  Brasile; E-mail: saviocorinaldesi@hotmail.com



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