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È una storia antica. C’era una volta un uomo potente, che credeva di essere chissachì. Aveva dato ordine che le mamme avrebbero dovuto far fuori tutti i figli maschi, appena nati… Quell’uomo si faceva chiamare “faraone”… Ma una madre, guardando il suo bambino nel volto, non ebbe il coraggio di obbedire a quell’uomo cattivo.

Fantasia d’amore materno: lo allattò e allevò di nascosto, senza mai farlo piangere. Poi inventò lo stratagemma di quella piccola zattera - un cesto incatramato - deposta tra i giunchi sulle rive limose del Nilo…

Tutto bene, finché la fame fece piangere il bambino. La bella principessa accorse, tese le braccia, aprì il cesto, estrasse il bimbo e lo accolse sul suo seno, salvandolo dalla morte per fame e annegamento. Chiamò il bambino Mosè, “salvato dalle acque”.

Fu la sorellina Maria a suggerire una brava badante che si sarebbe presa cura del bambino, liberando la principessa dal fastidio di allevarlo. Cresciuto, quel bambino salvato salvò un intero popolo, guidandolo verso la “terra promessa”, fuori dalla schiavitù e dalla tortura, per una vita libera e dignitosa.

Il secolo scorso, grandi navi ricolme di italiani - nostri nonni, zii, genitori, fratelli e sorelle, conoscenti e amici - salparono gli oceani verso “terre promesse” lontane e rischiose, ma piene di futuro, almeno nel desiderio. Quanti! E quanti perirono, naufraghi, in oceano aperto! Anche le saveriane persero due giovani sorelle - Maria Grechi e Teresa Del Gaudio - nel naufragio dell’Andrea Doria (1956).

Anche in famiglia, ricordo gli zii diretti in Canada; ricordo il fratello e la giovane sposa imbarcati per l’Argentina; altri diretti in Australia… Quante sofferenze e fatiche!

Oggi arrivano a migliaia qui da noi, in Italia e in Europa. Molti muoiono nel viaggio d’avventura, molti altri sono salvati e approdano, per essere subito smistati… Non trovano facilmente il benessere sognato e sperato. Si sente dire che un milione sia pronto a mettersi in mare… Qualcuno invoca l’intervento armato con i droni, finché si scopre che un “drone amico” ha fatto fuori il nostro bravo giovane Giovanni Lo Porto e il compagno di prigionia Warren.

Dicono che su questi temi sia meglio tacere, per non correre il rischio di esporsi agli insulti di… bassa lega, anche su web, come è capitato al noto cantante. Sono insulti che ignorano o negano storie troppo vere e dolorose, che si rinnovano nel tempo.

Ma poi dalle macerie provocate dal devastante terremoto himalayano, a Bhaktapur, dopo cinque giorni viene estratto un bimbo nepalese: è vivo, è bello, come tutti i bimbi del mondo. Aveva all’incirca la stessa età di Mosè.

Salvato per miracolo, o per divina Misericordia, per aprirci la mente e il cuore: le soluzioni non sono mai semplici, come del resto non lo è la vita (le facili parole a parte!).​



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