Le nozze d’oro di professione religiosa di Fratel Mariano Masolo
Mistiche nozze di un religioso missionario Saveriano, che ancora ragazzo, nel '49, ha fatto una scelta radicale, schierandosi con s.Paolo: "Mihi vivere Cristus est", "Sarà Cristo tutta la mia esistenza". Ho da esprimere un rammarico: per il culmine del dono, fr. Mariano poteva benissimo salire l'altare; ma gli uomini spesso rompono i piani della Provvidenza, oppure li assecondano.
Gli ha deviato la strada un certo superiore, poi vescovo che ora riposa in pace; il medesimo che, dieci anni prima, aveva già deciso sulla mia pelle di sbarcarmi dal percorso, senza peraltro riuscire nell'intento. Ho incrociato fr. Mariano nella nostra casa di Grumone (CR) nel '46/47: io giovane padre assistente, appena sfornato, lui alunno del ginnasio superiore.
Ricordo che mi ero imposto una maschera di severità per non ricorrere ai castighi, dei quali a suo tempo avevo fatto larga esperienza. Ma lui non era il tipo che recasse fastidi; era un allievo esemplare e non mi è rimasto nulla di particolare sul suo conto. Ci siamo poi divisi nella carriera. All'inizio fratel Mariano era entrato nell'arte tipografica, ma poi diventò cittadino del mondo, senza confini, volando dallo Zaire alla Sierra Leone, al Burundi, gustando sulle sponde del Tanganika la dolce visita di mamma Odila, sempre indefessa nell'assistenza da via Torricelli ai suoi due missionari: Bepi in Bangladesh e Mariano.
Ben triste esperienza fu quella dei Mulelisti nello Zaire; altro che la palma del martirio, confessava il p. Dagnino: "Ero invaso dal terrore, mio malgrado". Poi, certo, subentra lo Spirito Santo. Fratel Mariano rimase prigioniero a Uvira con il vescovo e una decina di padri, sotto minaccia continua di morte. Infine arrivò p. Pansa con i mercenari a trarli tutti in salvo, tranne il cuoco nero, che si era fidato di spiare dalla finestra.
"Nel mezzo del cammin ... " ritrovo fratel Mariano alla Procura Saveriana di Parma con il compito di assistenza alle missioni: incarico indesiderato da chicchesia. In Procura non esiste un programma; si è alla mercé dei missionari: compere, stoccaggio, spedizioni, documenti, aeroporto, funerali. Dai comandi emanano le norme: difficile starci. Fratel Mariano chiudeva un occhio dicendo: "Tocca agli interessati rispettare gli ordini, non a me, e lo sanno a memoria".
Quando poi qualcuno perdeva la pazienza lui commentava calmo: "Dopo gli passa". Il suo aiutante invece, p. Terzoni, urlava come uno scaricatore di porto. Se la segretaria tedesca, un po' invadente, gli occupava lo studio, lui si ritirava in buon ordine.
Fratel Mariano, nonostante fosse preso dal lavoro assillante, trovava sempre lo spazio per la preghiera, per gli incontri carismatici di gruppo, per esternare il suo attaccamento alla Madonna che raggiungeva nei diversi santuari, come a Medjugorje.
Così trascorremmo dieci anni. Quando accennai alla Direzione Generale di sollevare fr. Mariano dal peso di procuratore, spinto anche dai suoi familiari, per motivi di salute, fui io ad essere graziato per primo, e ne sono grato.
A conclusione, quelli di fr. Mariano sono stati 50 anni spesi senza risparmio, di cui rendere grazie al Signore. Ora può allentare un po' la corda, può assaporare la vicinanza dei parenti, dei tanti nipoti che vogliono bene allo zio e sanno esprimerlo. L'economia lo impegna ancora; e poi gli rimane l'hobby del lago dei cigni, con gli altri ospiti, e la protezione assicurata contro gli invasori. Al mattino, sentinella vigile, è il primo ad aprire la chiesa e lo troviamo inginocchiato al suo posto in preghiera.
Diciamo a fr. Mariano che merita i più festosi auguri per l'oro dei suoi 50 anni e un sonoro applauso. Domenica 7 novembre la "vecchia fattoria" del dott. Carlo Masolo era affollata dai convenuti da ogni parte per la fausta ricorrenza, con l'impeto giovanile e il calore di tutti. Il maneggio, trasformato con gusto, ospitò l'Eucarestia con discorso e di seguito le tavolate per il solenne banchetto, scandito dai brindisi e da scroscianti evviva.








