Le lotte di tutti i giorni, Racconti flash dal Mozambico
Dopo le battaglie "interne" alla stessa comunità dei missionari, ecco qualche battaglia esterna, che riguarda la popolazione del Mozambico, in mezzo alla quale noi saveriani lavoriamo e predichiamo il vangelo di Cristo.
La guerra della poligamia
La chiamano "kupalika" e significa poligamia. In Mozambico la poligamia è un fatto culturale ancestrale e diffuso in modo capillare. È una tradizione fortemente radicata. Dal punto di vista pastorale e missionario, dà molto filo da torcere, perché molti cristiani (catechisti e animatori di comunità compresi) si prendono la seconda moglie, mettendo in seria difficoltà la comunità cristiana.
In questo senso, il vangelo è una novità assoluta e una sfida, anche per la triste condizione in cui si viene a trovare la donna. Anche in questo caso, il missionario deve esercitare la pazienza: deve avere... i tempi del Signore, senza pretendere di vedere realizzato subito il regno di Dio.
La guerra dell'acqua
Nel distretto di Chemba il problema dell'acqua è grave. Nella missione noi abbiamo due pozzi: uno a circa sessanta metri di profondità con pompa elettrica; l'altro a circa settanta metri con pompa manuale. Entrambi i pozzi danno acqua salata. Per bere raccogliamo l'acqua piovana in una cisterna.
Tempo fa sono andato a visitare una comunità a circa 40 chilometri dal centro della missione. La visita sarebbe durata tre giorni. Appena arrivato, mi dicono che si è rotta la pompa manuale del villaggio. Così, ho dovuto accompagnare in macchina i giovani a prendere l'acqua a 20 chilometri di distanza, dove c'era un altro pozzo. Il mio disagio è durato tre giorni, ma per chi vive là il disagio è per sempre!
Il passaggio in macchina
Qui vanno tutti a piedi o in bicicletta. È una fortuna ottenere un passaggio in macchina. Il problema sorge, per esempio, alla fine della visita in una comunità, quando tutti vogliono - non chiedono, "vogliono" - un passaggio. Io ho un semplice fuoristrada e non una corriera! Così si deve lottare per selezionare i passeggeri, anche per evitare certi rischi.
In maggio, una giovane mamma che avevo caricato, voleva scendere, ma vedendo che la macchina non si fermava, non ha pensato di chiedere di fermarmi. Le è semplicemente venuto in mente di lanciarsi fuori, nonostante gli avvisi e le grida degli altri! Per fortuna andavo a 40 chilometri orari e lei è rimasta tutta intera: solo qualche ammaccatura sulla fronte e sul braccio.
Hanno commentato: "È la prima volta che sale su una macchina...". Finché tutti non avranno un'auto, anche qui non si vedono vie d'uscita. Dovremo continuare a lottare!








