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Le Domande: Gli incontri delle comunità

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Negli incontri settimanali delle nostre "comunità ecclesiali viventi" (Cev) a Cahi, noi missionari abbiamo consigliato di riprendere il passo evangelico della domenica precedente, orientando la riflessione sull'esistenziale della comunità e delle persone, affinché la Parola sia attualizzata nella situazione concreta.

Lo schema è molto semplice. All'inizio, invochiamo lo Spirito Santo e ci mettiamo nell'atteggiamento di chi si chiede: Quale Parola di vita il Signore mi offre per crescere in Lui? Quale salvezza vuole operare in me il Signore, in questo momento? In tal modo cerchiamo di avere un rapporto personale con la Parola di Dio, viva e presente nella nostra vita. Perciò ci poniamo due domande:

  1. - di ciò che Gesù dice e fa in questo brano del vangelo, cosa ha toccato il mio cuore?
  2. - quali aspetti della mia vita personale, familiare, sociale mi spinge a cambiare o a consolidare?

Come rispondono alle due domande?

Normalmente le risposte alle due domande si mescolano. Insistiamo perché dicano ciò che tocca la loro vita, l'esperienza. Ma spesso, come capita in tutti i gruppi che si riuniscono intorno alla Parola di Dio, l'abitudine di produrre riflessioni più o meno intellettuali non è facile da superare. La preghiera spontanea che segue, invece, è più vicina alla vita di ogni giorno. La seconda parte dell'incontro si concentra sugli impegni pastorali secondo i "ministeri" e su altre informazioni utili per la comunità.

La nostra gente è assetata della Parola viva di Dio. Lo si vede anche dalle domande che fanno e rivelano molto interesse e coinvolgimento personale. Una delle domande più imbarazzanti è questa: "Perché queste cose così belle e vitali non ci sono state insegnate prima, in cento anni di cristianesimo a Bukavu?". Abbiamo cercato di dare una risposta che salvasse... capra e cavoli. In verità, l'evangelizzazione non può non partire dalla Bibbia.

Non è meglio partire da un fatto concreto?

Il nostro schema abituale parte dalla Parola. Tuttavia, quando capita qualche avvenimento importante, procediamo in modo inverso: prima analizziamo il fatto e poi leggiamo la Parola che meglio possa illuminarlo (vedere - approfondire alla luce della Parola - pregare - agire). Porto un esempio.

Quando nel quartiere Kaza-roho la gente ha ucciso uno della cosiddetta "armata rossa" (banditi armati le cui aggressioni avevano stancato tutti!), nell'incontro delle Cev abbiamo cercato luce in Genesi 4. Alcuni approvavano l'uccisione come una cosa normale. Altri dicevano che non sarebbe giusto, ma nel caso del Congo diventa giusto perché qui i banditi non vengono puniti (se vanno in prigione, ne escono dopo pochi giorni e diventano più aggressivi di prima). Infine la Parola che "chi uccide Caino sarà punito più severamente di lui", ha dato una luce conclusiva...; ma non è stata sufficiente a raggiungere l'unanimità, poiché veramente la popolazione di Bukavu non ha alcuna sicurezza da parte dello Stato.

La gente ha una Bibbia da leggere?

Molti non hanno ancora in famiglia il libro della Bibbia; hanno cominciato a mettere da parte l'equivalente di 7 euro per procurarsela. Abbiamo comprato mille nuove copie. Non resteranno in deposito, perché nella missione di Cahi vivono circa 40mila cattolici.

Insistiamo anche sul "tempo dello Spirito" in famiglia. Incoraggiamo affinché in ogni casa ci sia "l'angolo della preghiera": un tavolinetto, la Bibbia e qualche altro segno significativo, come il crocifisso, il rosario, una candela... Non tutti hanno capito che questo "angolo" può essere costruito anche nelle capanne più povere. Alcuni poi hanno paura di esporre la Bibbia per il pericolo che venga... rubata!

Perché parlare di fame come "tentazione" per i poveri?

Questo è il tema più vicino alla dura realtà della nostra gente, povera e affamata! Per i poveri è una Bella Notizia sapere che il Figlio di Dio si è fatto povero e ha sofferto la fame nera nel lungo digiuno di 40 giorni: la fame di Gesù accanto alla fame del povero congolese... Ma occorre vedere ciò in modo attivo, cioè con il cuore di chi sa anche lottare contro le "strutture di peccato" che impediscono alle creature di vivere degnamente.

Che nesso c'è tra matrimonio e "dote"?

La "dote" qui in Congo non è come in Italia, dove i genitori e gli amici dotano la nuova famiglia del necessario per andare avanti. Qui la "dote" è il paio di mucche (o il corrispondente in soldi) che la famiglia del ragazzo deve dare al padre della ragazza. In origine era un segno di "riconoscenza" (shukrani), e c'era anche "la capra" in più che il ragazzo dava alla madre della sposa, se la incontrava vergine. Ora invece, con la crisi economica, da una parte la ragazza è vista come fonte di profitto, dall'altra la famiglia del ragazzo spesso non ha né mucche né capra né soldi da dare... Succede così che i giovani si mettono facilmente insieme senza "dote". E, senza il consenso del padre della ragazza non si celebra il sacramento del matrimonio... Questo è un problema grosso per la nostra pastorale.

Le sette sono davvero un problema grave?

La grave sfida delle sette esige un annuncio capillare della Parola, di casa in casa, perché esse stravolgono la fede cristiana e il vangelo. Abbiamo preparato un "catechismo" per le sette, con 72 domande e risposte bibliche. Due nostri giovani preparati hanno fatto l'esperienza di andare di casa in casa, con gioia e soddisfazione per loro e per le famiglie incontrate.

Le sette puntano molto sull'esigenza umana e psicologica per conquistare nuovi membri: offrono alla gente, sotto veste di preghiera, quello che prima otteneva dagli stregoni. È il ritorno al paganesimo attraverso le cosiddette "stanze di preghiera" (chumba cha maombi). Si tratta di una vera forma di sincretismo: la fede nella magia, mai del tutto rinnegata, si è rivestita di forme religiose cristiane.

Nella storia del cristianesimo ci sono sempre stati fatti straordinari; ma i veri cristiani non sono i seguaci di un "Gesù guaritore", bensì quelli di Gesù crocifisso. Grazie a Dio, qui a Bukavu abbiamo un missionario esorcista veramente carismatico: è un dono di Dio.



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