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Laicato saveriano: Proviamo a far qualcosa per il Congo

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Protezione e soccorso per i congolesi, iniziative giudiziarie e sanzioni economiche contro i signori della guerra e i loro alleati, lotta contro lo sfruttamento illegale delle risorse naturali del Congo e il traffico di armi, appoggio alle iniziative di democratizzazione della regione dei Grandi Laghi. Queste, in sintesi, le richieste che compaiono in un documento della "Rete pace per il Congo".

Dopo aver lavorato per oltre quattro anni a Goma, nell'est della repubblica democratica del Congo, in un progetto dei laici saveriani, crediamo che queste proposte siano la base minima per provare a far tornare alla normalità quella zona tanto martoriata del mondo.

Quotidianamente abbiamo contatti con gli amici, sia italiani che africani, che si trovano in quella zona. Ogni giorno ci raccontano di enormi problemi: migliaia di profughi che lasciano la loro terra per paura, aumento esponenziale del prezzo dei generi di prima necessità, vendette, rese dei conti con omicidi e sparizioni. Ma quello che preoccupa maggiormente è la mancanza di futuro. A causa della situazione, non è né sarà possibile seminare i campi, provocando ancora più fame e malnutrizione.

Dall'Africa, ogni giorno, arriva un forte grido d'aiuto che la comunità internazionale, però, non sta ascoltando. Come laici saveriani ci stiamo impegnando per provare a fare qualcosa. In queste settimane si sono susseguiti incontri e dibattiti sulla crisi: a Brescia, a Parma, a Cremona, a Fidenza..., per far conoscere la situazione drammatica e per confrontarci su che cosa è concretamente possibile fare per intervenire.

Tante persone normali si sono interessate e hanno dato un loro contributo, che è già stato inviato a Goma. Ma è necessario superare l'intervento di emergenza e proporre soluzioni durature. Per questo la "Rete pace per il Congo", un insieme di realtà missionarie, ha stilato un documento in cui compaiono le possibili strade per trovare una soluzione duratura e stabile in tutta la regione.

In particolare, nel documento ci si rivolge direttamente alla politica italiana chiedendo un impegno per: verificare che le armi prodotte nel nostro paese non arrivino nelle mani di chi sta opprimendo la popolazione congolese; una verifica della provenienza delle materie prime che vengono importate; stabilire adeguate sanzioni contro tutti i soggetti implicati nelle violenze della regione. Infine chiediamo che tutte queste richieste vengano portate e sostenute in sede europea.

Come missionari laici, ma anche come persone impegnate per la pace e per un mondo più gusto, crediamo che ogni uomo di buona volontà debba impegnarsi per far tornare alla normalità una zona che da oltre quindici anni non vive un giorno di pace.


Per contatti e informazioni: "Pace per il Congo", Tel 0521 314263; Fax 0521 314269; E-mail: muungano@libero.it



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