Dall’Aspromonte all’Etna, Formazione missionaria nei seminari
Il 22 marzo p. Stefano celebra i 50 anni di sacerdozio missionario. Da Salerno, sta facendo un lavoro prezioso: visita i seminari per aiutare i candidati al sacerdozio a essere, fin d'ora, missionari per il mondo intero.
Qualche scettico chiede: "Sono ancora di moda i seminari?". Qualche altro commenta: "Sembra che diminuiscano le vocazioni e aumentino i seminari...". In Italia ci sono oggi 203 seminari - maggiori e minori - per la formazione dei giovani che aspirano a diventare sacerdoti diocesani. Nelle regioni di Calabria e Sicilia ce ne sono 30, e io ho l'incarico, quest'anno, di visitarli tutti, per incontrare i seminaristi e i formatori e parlare loro delle missioni.
A volte incontro sacerdoti che avevo conosciuto una dozzina di anni fa, quando svolgevo questa stessa attività di formazione missionaria del clero diocesano, promosso dalla PUM, la pontificia Unione missionaria. Dopo alcuni anni di lavoro in Colombia, i superiori mi hanno chiesto di riprendere questo servizio nei seminari. Lo faccio volentieri.
Cosa faccio nei seminari
È stato padre Paolo Manna, un grande missionario del Pime, ad avere l'intuizione di fondare l'Unione missionaria del clero, nel 1916. Suo consigliere e sostenitore è stato mons. Guido Conforti, fondatore dei saveriani, e presidente dell'Unione per i primi dieci anni (1916 - 1926).
Fin dall'inizio, scopo dell'Unione è stato duplice: suscitare nei sacerdoti lo zelo per la salvezza di tutte le genti e, attraverso di loro, infondere nei cristiani il desiderio di collaborare alla predicazione del vangelo nel mondo. Da oltre mezzo secolo, si è pensato di portare l'attività di animazione anche nei seminari. Vi si dedicano alcune persone, incaricate dagli istituti missionari in Italia, che formano il "gruppo di animazione missionaria nei seminari" (Gamis), sotto la guida dell'Unione missionaria.
Ogni anno gli animatori si dividono le "Regioni d'Italia" da visitare e organizzano il convegno missionario nazionale per i seminaristi. Stabiliamo poi un calendario di visite per incontrare il rettore e i seminaristi, il vescovo e il direttore del centro missionario della diocesi in cui andiamo. In ogni seminario organizziamo incontri per pregare, riflettere e condividere le esperienze missionarie.
La spiritualità missionaria di coloro che saranno il clero diocesano di domani, dipende soprattutto dai formatori e dai professori che, nell'insegnamento delle varie materie teologiche, devono evidenziare la dimensione missionaria della chiesa.
La missione in sud Italia
Da cinquant'anni, l'enciclica "Fidei donum" di Pio XII ha risvegliato nei preti diocesani l'entusiasmo per la missione. Ma a volte ho l'impressione che l'insegnamento dei pontefici abbia avuto paura di oltrepassare l'Aspromonte. Stando ai numeri, l'82% dei preti fidei donum è partito dalle diocesi settentrionali; metà delle 73 diocesi del sud non hanno ancora inviato in missione un prete diocesano.
Eppure, i precursori dei fidei donum, veri giganti della missione, sono proprio del sud. Due esempi formidabili: il prete palermitano Giovanni Battista Sidotti che nel 1709 arriva in Giappone travestito da samurai e muore in prigione, colpevole di aver convertito due carcerieri; il prete campano Matteo Ripa di Eboli, missionario in Cina dal 1710 al 1724, fondatore del collegio dei cinesi a Napoli, che in 150 anni di esistenza ha preparato un centinaio di sacerdoti cinesi, per trasformarsi poi nell'attuale Istituto universitario orientale di Napoli.
L'onda lunga della fidei donum sta risvegliando anche nel sud promettenti vocazioni missionarie tra i laici, che bilanciano il calo delle partenze fra i preti diocesani, diminuiti di un terzo negli ultimi dieci anni.








