La vita unica di p. Lorenzo Caselin
Che vita originale quella di p. Lorenzo Caselin, salito al cielo il 31 gennaio! Nel suo curriculum egli ha diversi avvenimenti speciali: quattro anni di militare durante la seconda guerra mondiale, la realtà cruda dei campi di concentramento, la liberazione e il ritorno in Patria visti come un intervento miracoloso della Vergine di Czestochowa, l’ordinazione presbiterale a 39 anni, l’arrivo in Congo a 46 e il record di presenza in missione fino a 90!
L’indimenticabile esperienza militare
Nella vita di P. Lorenzo è stata decisiva la sua formazione di alpino, corpo dell’esercito, nel quale aveva fatto giuramento a 18 anni, in piena Guerra Mondiale. Nel 1941, è inviato in Albania. Segue la campagna di Russia al servizio del generale Luigi Reverberi, fino alla battaglia sanguinosa di Nikolajewka (gennaio 1943) per rompere l’accerchiamento russo. Infine, la prigionia e i campi di concentramento in Polonia.
Nel 2011, a Bukavu, durante l’assemblea saveriana annuale, p. Caselin ha spiegato ciò che significava per lui la lunga esperienza di alpino: “Una lezione di coraggio, spirito di sacrificio e senso del dovere”. Tre tratti che lo hanno sempre accompagnato. Amava dire a tutti, con entusiasmo tipico a lui solo: Viva l’Italia!
Per la Patria, lui aveva combattuto e rischiato la pelle, aveva visto i suoi amici morire e… in questa esperienza atroce, ha scoperto la vocazione.
Maria, soccorso dei morenti
In Polonia, il 25 gennaio 1945, cadde in un’imboscata. Un ufficiale cosacco, che aveva perso i suoi cari uccisi dagli alpini, voleva vendicarsi e aveva già messo Lorenzo al muro per ucciderlo. Poi rimette il fucile al suo posto, dicendogli di scappar via. Aveva intravisto sul muro, un’immagine della Madonna di Czestochowa. Vedendo quell’immagine, il cosacco non si è più vendicato. La Madonna aveva salvato la vita a p. Caselin!
Da allora, quante immagini della Madonna ha stampato e distribuito! Quanti rosari ha recitato, grano dopo grano. E il rosario ritmava la sua giornata.
Invitava soprattutto i bambini a pregare e ad amare la Vergine Maria. I suoi amici ricordano di aver ricevuto spesso una foto di p. Caselin in Congo sorridente davanti alla statua della Madonna, circondato da folti gruppi di bambini gioiosi che avevano appena pregato il rosario con lui!
Energico nel fare il bene
Nella piccola Suzuki bianca, in prima, a tutta birra, sulle strade non asfaltate di Bukavu, con la sua camicia color caffelatte, andava a Heri kwetu (Beati noi), il Centro per disabili e a Sozame, la Clinica per la salute mentale. Era il suo apostolato settimanale. La gente lo aspettava. E lui preparava bene quest’appuntamento. Distribuiva aiuti a centinaia di famiglie e a decine di ammalati che non avevano i mezzi per pagare le cure mediche.
Nel novembre 2010, la sua salute ha iniziato a scricchiolare. È stato ricoverato all’ospedale di Bukavu per anemia. Dopo tre trasfusioni, mancavano altre sacche di sangue, poiché aveva un gruppo sanguigno raro. Un giovane studente universitario, protestante, ha accettato di donargli il sangue: “Ciò che divide i cristiani è proprio il male; ciò che li riunirà sono le opere di bene”.
Era la stessa convinzione di p. Lorenzo che, se ha vissuto così a lungo, è stato anche grazie a questa trasfusione “ecumenica”.
La giovinezza di spirito
P. Caselin leggeva molto e sottolineava, con più colori, libri e riviste che leggeva. Un giorno, ho letto questa sua frase, scritta alla fine degli esercizi spirituali al Centro Amani di Bukavu nel 1992: “Mi impegnerò a fare un’ora di studio ogni giorno”. Aveva già 69 anni.
Ma era il procuratore dei saveriani in Congo e continuava ad avere il suo progetto personale di vita e a coltivare la sua freschezza di spirito.







