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È proprio nel contesto della preghiera che si può capire qualcosa circa le famose benedizioni ed eventi straordinari attribuiti a padre Uccelli quando era ancora in vita, ragione per cui egli era molto ricercato. Solo Dio può operare cose meravigliose. L’unione con Dio in p. Uccelli era talmente profonda che Dio poteva agire in lui liberamente. Non c’era gesto benedicente senza la preghiera.

“Sapevo che diverse persone andavano da p. Uccelli a domandare che pregasse per i malati, per questo, per quello e così via. Perciò il fatto che andavano, voleva dire che lui aveva già questa fama. Nello stesso tempo sembra che ottenesse dal Signore molte grazie: una persona mi ha riferito che lui ripeteva: «Non è merito mio: è il Signore!».

Non si attribuiva mai dei meriti né si gloriava mai di niente. Riferiva sempre al Signore”. (testimonianza di mons. Domenico Passuello)


Un’altra testimonianza circa le benedizioni di p. Uccelli: “A quel punto, il padre ci invitò a inginocchiarci. Noi ci inginocchiammo tutti e quattro; il bambino, invece, era in piedi davanti a me. Mise la mano sulla testa del bambino, tacque un attimo, pregammo un po’ insieme: un’Ave Maria, un Padre nostro, poi ci benedisse. Quindi, rivolgendosi a me, disse: «Sta tranquilla, questo bambino, da grande, non ti darà problemi».

Di fatto, da quando l’abbiamo portato a casa, il bambino ha cominciato a star bene, ed è sempre stato bene, e dell’ipertrofia del timo non se n’è più parlato. In seguito, crescendo, è entrato a far parte della Società di San Gaetano e ora è missionario in Guatemala”. (testimonianza di Fanny Fossà)


In un’altra occasione, si parla di una grazia ottenuta e attribuita alla preghiera del servo di Dio. Così racconta il teste Marchioro Benito Massimo: “Una volta tutti e due noi gemelli abbiamo avuto la febbre molto alta per più di una settimana. La mamma non sapeva più che santo invocare. E papà, quando tornava a casa, la trovava che piangeva. Ma una sera, come rientrò dal lavoro, inaspettatamente sentì che la mamma cantava. Pensò: «È diventata matta».

In realtà scoprì che i bambini stavano bene, non avevano più la febbre. Subito chiese a mia madre: «Cos’è successo?».

Lei gli raccontò che al pomeriggio era partita con i due bambini in carrozzella ed era andata da p. Uccelli che, come al solito, le disse: «Io miracoli non li faccio, però posso pregare con voi il Signore». E così è stato: padre Uccelli pregò con lei. Quindi lei si avviò verso casa. Però, come giunse a casa, la febbre in noi non c’era più: era scomparsa del tutto”.



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