La strada da attraversare, Ci vogliono tonnellate di disponibilità
Padre Savio, saveriano di Jesi, è a casa per un periodo di riposo, dopo quaranta anni di vita missionaria in Brasile, lontano dalla terra che lo ha visto nascere.
La parrocchia "Madonna delle Grazie" a Brasilia è vicina a dove abito. Ci vado a piedi, in compagnia di cinque giovani missionari appena arrivati in Brasile che stanno frequentando il corso di lingua e inculturazione al centro culturale missionario.
Arriviamo presto, la chiesa è vuota; ma poco a poco arrivano i "fedeli". Sono quasi tutte persone anziane. Uno dei giovani che mi accompagna, commenta: "E dire che dall'altra parte della strada tutti i giorni si concentrano migliaia di studenti che frequentano il Ceub (Cento universitario di Brasilia)". "Non solo si affollano dall'altra parte della strada, ma vengono qui nel piazzale della chiesa a parcheggiare le loro auto", commenta stizzito il sacrestano.
Un'idea che non mi molla
L'idea della strada che separa il Ceub dalla chiesa s'impossessa di me e non mi molla. Dopo il vangelo presento alla comunità i cinque missionari: p. Santos e p. René sono messicani, Javier è spagnolo, Justine è indonesiana, Angela è italiana. Loro sì che l'hanno attraversata la strada! Hanno attraversato oceani, mari e frontiere...
Suggerisco alla comunità di "attraversare la strada", di stabilire contatti con la gioventù del Ceub, ma dopo la Messa alcuni parrocchiani vengono a dirmi: "Padre, lei non sa che razza di gente è: abbiamo trovato anche della droga nel parcheggio e i professori sanno solo parlar male della chiesa". Vorrei dire che quei giovani sono i loro figli, i loro nipoti... Invece mi viene in mente Pietro, l'apostolo, anche lui pieno di preconcetti e di... sicurezze (cf Atti 10).
Il "Bernardino" di Abaetetuba
Trent'anni fa ero ad Abaetetuba, nell'Amazzonia orientale, in una parrocchia grande e in piena espansione. L'agenda parrocchiale era zeppa di impegni, ma quando venne la proposta della prof.ssa Nilzete, non ci pensammo due volte: c'erano venti classi di adolescenti e giovani che avevano bisogno di una lezione a settimana. La fama della scuola "Bernardino" non era delle migliori in città (non per nulla la direttrice voleva un prete per i suoi scugnizzi); ma, direbbe Gesù, "sono per caso i sani che hanno bisogno del medico?".
"Attraversando la strada" ho incontrato seicento giovani con cui parlavo di problemi, valori e vita vissuta. Niente di paragonabile allo sparuto gruppetto che veniva in parrocchia il sabato, per giocare nel campetto della chiesa e che si fregiava del nome di "pastorale della gioventù". Spesso preparavo un tema che a loro non diceva niente, mentre una provocazione sorta sul momento diventava oggetto di discussioni accalorate.
Vogliono tutto e subito!
La preparazione delle lezioni mi portava via un bel po' di tempo, ma ciò che loro esigevano dopo l'ora di lezione era molto di più. Ti cercano come consigliere; ti vogliono come rifugio; vengono da te per sfogarsi, per piangere, per chiedere un parere, una riposta. Esigono una tonnellata di disponibilità. Certe scuse non si potevano tirar fuori: "Adesso non posso, sto pranzando, sto riposando, sto leggendo il giornale...".
No, loro ti vogliono tutto e subito, a casa tua, a casa loro, in strada. E hanno ragione, perché ti portano quanto di meglio hanno: la loro vita, fatta di problemi familiari, dubbi di fede, difficoltà tra fidanzati, conflitti sul lavoro... Quello che non confessano in chiesa, te lo raccontano con semplicità, seduti sotto un albero.
I due anni di scuola di religione nel "Bernardino" d'Abaetetuba mi hanno fatto capire che "non si deve dire profano o immondo nessun uomo" (At 10,28), neanche gli studenti del Ceub.
Esperienze come queste fanno scoprire che il Signore ci aspetta sull'altro marciapiede e per incontrarlo bisogna... "attraversare la strada".








