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L’origine della missione risale al luglio 1963. A Uvira, in occasione della consacrazione episcopale di mons. Danilo Catarzi, il vescovo di Bururi, mons. Martin Joseph, chiede all’allora superiore generale dei saveriani p. Giovanni Castelli, di poter inviare alcuni missionari a Bururi, dove già lavoravano da poco tempo le sorelle saveriane. Nel marzo del 1964, arrivano i primi quattro saveriani (i padri D’Erchie, De Cillia, Piazzoli, Nardo). Nel 1966, in Burundi, viene proclamata la Repubblica.

Il primo passo è studiare la lingua kirundi, approfittando degli studi, delle ricerche e del dizionario preparati dai Missionari d’Africa (Padri Bianchi). C’è stato un periodo di apprendistato in una loro parrocchia per capire il programma, molto impegnativo, di quattro anni di catecumenato. Noi saveriani ammiravamo e stimavamo i Padri Bianchi, la cui guida ci faceva sentire umili. Fino alla fine della guerra civile e del genocidio del 1972 (aprile-agosto), avevamo seguito le orme dei pionieri missionari d’Africa. Nel 1972 oltre 200mila Hutu vengono uccisi, durante la repressione militare del governo Tutsi.
Per far fronte all’odio razziale, in pieno accordo con mons. Bernard Bududira (eletto nuovo vescovo nel 1972), iniziamo l’esperienza delle piccole comunità di base, non senza difficoltà, a causa della diffidenza politica. Abbiamo fondato tre, nuove parrocchie. Gli abusi di potere, per diversi anni, dei primi tre presidenti del Burundi e l’impegno in favore della giustizia e del rispetto dei diritti umani, ci fa passare per contestatori e difensori della maggioranza hutu, che non aveva mai avuto il potere.

Un punto forte è sempre stato quello della formazione dei catechisti e dei responsabili dei movimenti di Azione Cattolica con p. Piergiorgio Lanaro e me. Nel 1979, sotto la guida del presidente Jean Battista Bagaza, sono decise diverse espulsioni dal Paese. Da 28 che eravamo, rimaniamo solo in quattro, nel 1984. È mancato davvero molto poco alla chiusura completa della nostra presenza in Burundi.
Negli anni ’90 le cose sono tornate a una certa normalità. Il Centro giovani di Kamenge nella capitale, l’ampliamento del nostro lavoro al Nord (mentre al Sud rimaniamo solo in una parrocchia). Il 30 settembre 1995 la nostra missione riceve la sua “consacrazione di sangue” con la morte violenta dei pp. Ottorino Maule, Aldo Marchiol e della volontaria laica Catina Gubert. Nel 2014 è toccato poi alle saveriane Olga Raschietti, Lucia Pulici, Bernardetta Boggian versare il  proprio sangue a Kamenge, per mani assassine.

Avevamo timidamente iniziato l’accoglienza delle vocazioni locali nel 1993, ma siamo stati costretti a interrompere per 10 anni, a causa della guerra civile e della guerriglia. Solo nel 2004-2005, siamo riusciti a organizzare l’animazione vocazionale e la formazione. Il sangue dei martiri, ai quali offriamo l’arduo progetto, ci dà il coraggio e la fiducia per iniziare con frutto. Infatti, avevamo pagato di persona e la nostra missione aveva ricevuto la “prova di autenticità”.

Nel 2014, per il 50° della presenza saveriana, abbiamo avuto la gioia del primogenito saveriano in Burundi: p. Philbert Ntahimera. Nel 2015 arrivano i pp. Epitace e Leonidas. Altri stanno seguendo il loro esempio…



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