La stoltezza della casa dorata
Quand'ero in Bangaldesh ho letto una "piccola storia" nell'antologia di uno scrittore indiano. Diceva pressappoco così.
Un ricco imprenditore scelse il migliore architetto di fama internazionale e lo incaricò di fare il progetto per un imponente palazzo da rajà, discutendo con lui tutti i dettagli, perché fosse di assoluta qualità e bellezza. Poi chiamò suo figlio e gli affidò l'appalto per la costruzione: "Fa' un bel lavoro!" - gli disse il padre, mostrandogli le carte del meraviglioso progetto.
Il giovane figlio pensò tra sé: "Che occasione unica, per farmi strada e diventare qualcuno!". E abusò fino all'inverosimile con subappalti, lavoratori precari e materiali scadenti, fuori da ogni buona norma di sicurezza, pur di guadagnarci... Finito il lavoro a tempo di record, il figlio andò dal genitore magnate e, con orgoglio, lo invitò alla sfarzosa cerimonia di inaugurazione del complesso.
Tagliando il nastro di fronte ai migliori amici, l'imprenditore disse poche parole: "Sono orgoglioso di mio figlio. Questo palazzo è la sua eredità da parte mia". Tutti applaudirono e brindarono, rallegrandosi con il papà per il bel gesto, e con il giovane per la sua fortuna. Ma il figlio si mordeva le labbra: era stato imbrogliato; si era imbrogliato da solo: "Cosa farci di un'eredità che andrà a pezzi tra pochi anni?".
Questa "piccola storia" mi è tornata in mente, mentre leggero e meditavo il "messaggio" del Papa per la giornata mondiale della pace, il 1° gennaio 2009, sul tema, "Combattere la povertà, costruire la pace". Al numero 14, Benedetto XVI lancia questo messaggio:
"Nell'attuale mondo globale è sempre più evidente che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado. La globalizzazione da sola è incapace di costruire la pace e, in molti casi, anzi, crea divisioni e conflitti".
Ho pensato anche alla parabola evangelica di Cristo: quella del saggio che costruisce la casa sulla roccia e dello stolto che la costruisce sulla sabbia (cf Mt 7,24-27). In questi mesi abbiamo sperimentato i venti, le piogge, gli uragani della finanza "creativa", che si sono abbattuti su tutti, provocando crolli catastrofici, con conseguenze incalcolabili soprattutto per i poveri del mondo.
E il maltempo non è ancora passato, perché nessuno dei grandi pensatori e fautori di questa finanza speculativa è stato ritenuto responsabile o ha pagato di persona, ri-pagando tutti i danni che ha creato..., che nessuno riuscirà mai a calcolare!
Arrivano notizie ancora più drammatiche: nel nostro mondo "creativo", le persone alla fame hanno raggiunto il record del miliardo! Questa volta non si tratta di semplici speculazioni o quotazioni di borsa. È purtroppo una triste realtà. Come non dare ragione al monaco amico Enzo Bianchi?
Dobbiamo tornare al sapore faticoso del "pane di ieri" per vivere il domani con molta più sobrietà e condivisione, e molta meno allegra spavalderia.








