La scelta di tanti giovani bresciani
Sono 500 i ragazzi e i giovani della diocesi di Brescia che in modi persi hanno deciso di trascorrere parte dell’estate in missione. Trenta di loro hanno seguito il corso di preparazione organizzato dal Centro missionario diocesano, in collaborazione con quattro congregazioni missionarie presenti sul territorio: saveriani, comboniani, missionari della Consolata e di Villaregia. Ecco alcune impressioni.
Il desiderio di ripartire
Tiziana è stata in missione nel 2006. Quest’anno ha seguito la seconda parte del corso che prevedeva un approfondimento dei temi missionari e ha cercato di mettere ordine all’esperienza vissuta.
"In Etiopia ho capito cosa significa affidarsi alla Provvidenza, ho scoperto davvero l’importanza e la forza della preghiera. Da quando sono tornata, ogni giorno recito le lodi perché so che lo fanno anche i ragazzi che ho conosciuto in Etiopia. È un modo per stare in comunione con loro".
Tiziana dall’Africa è tornata con una certezza: "Ho capito che essere impegnata a livello locale non mi basta, credo in una dimensione più universale della chiesa. Però, essere supportata e incoraggiata in questo cammino dai due sacerdoti della mia parrocchia è stato un grande aiuto. Mi sono resa conto che in missione si è mandati, non sei tu che la scegli".
Tiziana non è tra i partenti del 2007 perché si sta preparando per un’esperienza missionaria più lunga. "Vorrei tornare in Etiopia e starci almeno un anno. L’esperienza vissuta ha inciso molto nella mia vita: ho preso coscienza di quello che sono e di ciò che posso fare per gli altri".
Un’esperienza di fede
Marco è pronto per spiccare il volo verso Belém, in Brasile. Anche lui non è alla sua prima esperienza. Nel 2001 era già stato in Bolivia e a S. Paolo, sempre in Brasile. "Sono stato coinvolto da uno zio che era missionario in quelle nazioni. Pur avendo avuto un impatto emotivo molto forte, non ho rielaborato più di tanto quel viaggio, ero più giovane e magari meno consapevole, spinto soprattutto dalla voglia d’avventura".
Questa "seconda" partenza, è più legata al desiderio di fare un’esperienza di fede insieme a persone con cui conpidere gli stessi ideali di fraternità e conpisione: "Non sono un fuggitivo, rimango legato alla mia parrocchia e al gruppo missionario che ho contribuito a creare". Marco non ha aspettative particolari. "Mi interessa solo al mio ritorno poter raccontare quello che ho visto, perché la gente possa avere più sensibilità su certi problemi. Vorrei riuscire a suscitare in loro delle domande".
Un sogno che si realizza
Nicola e Laura sono marito e moglie. Laura, dopo un master in cooperazione internazionale, sentiva l’esigenza di vivere un’esperienza missionaria, ma qualcosa l’ha sempre costretta a rimandare. Poi, ne ha parlato con Nicola e insieme hanno deciso di tentare. Il viaggio di nozze in Tanzania è stato propedeutico così come il loro impegno nel sociale. Spiega Nicola: "Facciamo parte dell’associazione "Unità di strada" che si occupa dell’assistenza delle persone che vivono sulla strada".
Alla vigilia della partenza, Laura confida di avere tanta curiosità e un pizzico di paura. "Per me è il coronamento di un sogno. Certo, abbiamo anche qualche dubbio di non riuscire a farcela, dovremo organizzare delle attività con tanti ragazzi e pochi strumenti". Nicola e Laura partiranno con un gruppo e per loro questo è positivo: "abbiamo la possibilità di confrontarci con tante persone che come noi vogliono vivere la stessa esperienza. Conpidere momenti di vita con persone perse potrebbe aiutarci a superare le difficoltà".








