La Sacra Scrittura chiama alla missione
Nell’incontro di Loreto del 25 aprile, in preparazione al mese missionario straordinario voluto da papa Francesco per l’ottobre 2019, Rosalba Manes, biblista, ha mostrato il fondamento biblico della missione.
La relatrice ha citato molti brani dell’Antico e del Nuovo Testamento, che mostrano persone chiamate da Dio per dare qualche suo messaggio. Queste persone hanno manifestato un grande amore verso Dio e verso il popolo a cui sono inviate. Dio vuole salvare e trasformare tutti, per allontanarli dalle schiavitù, dagli idoli. Vuole togliere il cuore di pietra e dare un cuore di carne, illuminato dallo Spirito. Rosalba ha mostrato la vocazione di Abramo, Giuseppe, Mosè, Isaia e del servo di Jahvè nei quattro canti di Isaia. Ha poi presentato la vocazione missionaria di Gesù, mandato dal Padre a fare la nuova Alleanza, a costruire il popolo di Dio con nuova dignità per donne, bambini e soprattutto per gli stranieri, come si vede nel brano della donna cananea e in quello del servo del centurione. Ha poi mostrato la vocazione degli Apostoli, formati da Gesù stesso, sottolineando che lo Spirito Santo ha dato loro, nel giorno di Pentecoste, la luce, la forza, la parola per portare la fede in Gesù vivo e il vangelo alle nazioni, con le loro lingue e culture.
Rosalba ci ha parlato della vocazione di Paolo sulla via di Damasco, insieme a Barnaba, nella comunità di Antiochia e con altri suoi compagni e discepoli come Sila, Timoteo, Tito, Luca e Marco, discepolo anche di Pietro. L’apertura ai pagani, soprattutto di Paolo, ma anche degli altri apostoli, confermata dal Concilio di Gerusalemme, ha portato gli apostoli, i loro discepoli e poi i missionari a tutte le nazioni della terra, secondo il mandato di Gesù.
Penso che tocca ora alla nostra generazione rilanciare la missione della chiesa insieme ai credenti delle altre nazioni, in un’evangelizzazione sempre più internazionale, inculturata, dialogata con le realtà locali. Nella coincidenza con il Sinodo, riceviamo anche dall’Amazzonia la voce della natura e dei popoli indigeni.
Parlando della missione del Servo di Jahvè, Rosalba Manes ha mostrato che nel primo canto egli è chiamato a essere misericordioso, a non spegnere lo stoppino dalla fiamma smorta, a non spezzare la canna incrinata, a dare la vista ai ciechi e a liberare i prigionieri. Nel secondo canto, il Servo, chiamato dal seno della madre, ha la parola appuntita ed è inviato non solo a Israele, ma a tutte le nazioni della terra. Nel terzo canto soccorre lo sfiduciato e ascolta come discepolo il Signore Dio, sa soffrire davanti a chi gli percuote il dorso e gli strappa la barba. Nel quarto canto è il Servo sofferente, davanti a cui ci si copre la faccia, questi offre sé stesso in sacrificio di riparazione. Dalle sue piaghe siamo curati e giustificati.







