La pentola piena di gerani
Sempre mi fu caro quel signore che voleva essere chiamato “Lino”, piccolo e magrolino, due gambe arcuate, dal sorriso sempre raggiante e un cuore che apparteneva agli altri. Anche per ricordare Lino Guarisco, questa estate mi sono unito alla parrocchia di Cantù, in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Einsiedeln, in Svizzera, dove anche lui si era recato più volte in veste di pellegrino.
Il pane degli uomini e il Pane di Dio
Durante la festa dei nostri amici, mi è parso che la sua storia si ripetesse sul volto di tanti amici dei saveriani. Personalmente conobbi Lino Guarisco nella sagrestia dell’ospedale di Cantù, puntuale, discreto e servizievole, arte che aveva appreso da panettiere.
Nella sua casetta, semplice ma tutta sua, mi mostrava le sue glorie antiche: “Questa saletta era molto più spaziosa; in quella parete, c’era il forno; questa grande pentola di rame serviva per impastare la farina e qui nel mezzo regnava una grande tavola su cui aspettavano i pani per la loro cottura”.
Lasciata quell’arte del pane, eterno cibo dell’affamato, trovò lavoro nelle sacrestie della città a servizio di un altro Pane. Le chiese di San Michele, di Sant’Isidoro, la cappella dell’ospedale conobbero l’attività della sua fede, l’opera delle sue solerti mani e l’amore del suo cuore, affezionato anche alle cose di Dio.
Vero amico per i missionari
Viveva solo, ma non era solo. Spesso mi invitava a celebrare la Messa nella casa degli anziani di Cantù. Lì egli viveva il suo comandamento dell’amore a chi avvicinava e conosceva per nome, persone che gli rappresentavano il Cristo sofferente. Organizzava gite e pellegrinaggi per gli anziani, ai quali mi invitava sempre: Einsiedeln, Caravaggio, Bonate, Montichiari…
Non mancavano la preghiera, la serenità e l’allegria.
Era conosciuto da tutti come “l’amico dei missionari saveriani”. Nella sua casa mi mostrava la stanza dove pernottavano coloro che erano di passaggio a Cantù. Era affezionato particolarmente ai missionari di Desio e alla nostra casa madre di Parma, dove recava il suo contributo per le missioni. Fu sempre vicino alla carrozzina di padre Silvio Turazzi.
Ma il tempo è spietato e a volte attenua le amicizie che sono un conforto in vita, e anche il caro Lino si sentì un po’ abbandonato dai suoi missionari. Anche il pentolone di rame che accoglieva i gerani del nostro giardino non c’è più.
Grazie di cuore, caro Lino. Ti ricordo sempre, e tu continua a pregare per tutti noi!







