La paura si supera con l'amore
Tutta l'esperienza religiosa dell'umanità dimostra una sensibilità particolare verso lo straniero.
Jahvè nella bibbia: "Quando un forestiero dimorerà nel vostro paese, non gli farete torto; lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l'amerai come te stesso. Io sono il Signore vostro Dio" (Lv 19,33-34). Gesù nel vangelo: "Ero forestiero, e mi avete ospitato... Ero forestiero e non mi avete ospitato" (Mt 25,33. 43).
La dottrina di Buddha: "Camminando nella foresta vidi un'ombra ed ebbi paura. Pensavo a una bestia feroce. L'ombra si avvicinò e mi accorsi che era un uomo. Quando fui vicino mi accorsi che era mio fratello". Allah nel corano: "O uomini, abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù differenti, pur nati da un unico maschio e da un'unica femmina, perché facciate reciproca conoscenza" (Sura 49,13).
Certamente lo straniero che entra nella nostra terra e si "intromette" nei nostri codici di comportamento, mette a dura prova la consistenza sociale, culturale e religiosa in cui noi viviamo. Una preziosa indicazione di questi testi sacri è riconoscerci: cioè, conoscere lo straniero e lasciarci conoscere. Non siamo fatti per ignorarci, ma per incontrarci.L'accettazione dell'altro non è un atto di tolleranza, ma di accoglienza.
Il primo sentimento o almeno il più determinante nell'incontro con lo straniero è la paura: la mia paura e la sua. Due paure a confronto.
La paura non si supera con il coraggio, né con la forza d'animo, ma con l'amore: "L'amore caccia via la paura" (1 Gv 4,18). Due paure a confronto si superano quando almeno una si trasforma in amore. Perché l'altro, il diverso, il lontano, il nemico non faccia paura, è necessario amarlo (cfr. Mt 5,43-47).
Per fare questo è necessario accettare di entrare nella con-fusione che la presenza di Dio sta provocando attraverso la presenza degli stranieri, come ogni presenza "estranea" ha sempre provocato. Dio, infatti, vuole la celebrazione dell'unità, ma nella convocazione delle diversità di tutti i popoli.
Sarebbe meraviglioso se la lettura dei testi sacri potesse essere una preparazione ad apprendere come vivere e sopravvivere nei nostri momenti di crisi.








