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L'Icona della Missione: C'è qui un ragazzo...

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Il miracolo di dare, senza calcoli

LA PAROLA

Gesù salì sulla montagna e si mise a sedere con i discepoli. Alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora Andrea: “C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. (Giovanni 6,3-13)


I pochi pani e pesci offerti ti hanno guadagnato un ricordo perenne, anche se non è stato conservato il tuo nome. “Ragazzo”, paidárion in lingua greca, dice il quarto vangelo. Ragazzo o anche servo; le due cose, non per caso, ai tempi antichi andavano insieme.

Folle da sfamare e i nostri calcoli. All'inizio di un nuovo anno ci piace guardarti, tu che quel giorno hai osato l'impossibile. Perché di folle da sfamare, se alziamo gli occhi, ne vediamo a dismisura. Perché di calcoli come quelli di Filippo ne abbiamo fatti a iosa, dicendo che per la tal data, con la tal ricetta, i poveri si sarebbero dimezzati e alla fine ridotti a zero. Sì, si riducono: se li portano via l'Aids, la guerra, l'indigenza, la malattia...

Da dove può venire pane sufficiente a sfamare tutti? Occorre molto ! Molto pane : e se poi mancasse a noi? Molte medicine : come trovarle per tutti? Molta pace : il mondo è pieno di guerre! Molto amore : ma ne abbiamo tutti bisogno! Con Filippo ci capiamo subito: “Non abbiamo questo molto , non ce la facciamo!”.

Un gesto da ragazzo. Nel lutto della nostra impotenza, il tuo gesto di “ragazzo” arriva come un guizzo venuto d'altri mondi. Non eri neppure abbastanza alto per valutare con un'occhiata il numero dei presenti. Non eri schiacciato da nostalgie d'onnipotenza. Hai sciolto il nodo della tua bisaccia e hai passato ad Andrea i tuoi cinque pani e i due pesci.

Ti tremava il cuore nel compiere quel gesto? Poco importa; lo hai compiuto. Ti deridevano i vicini, celando fra le pieghe degli abiti la loro porzione? Non importa. Il miracolo cominciava dalle tue mani tese. Andrea, come risvegliato a una vita fanciulla, presentò l'offerta. Ma aggiunse, da uomo che era: “ma che cos'è questo per tanta gente?”.

Tu sei uno dei grandi che lo Spirito di Dio coltiva nel segreto. Come Maria che disse sìall'impossibile; come la vedova al tempio; come la peccatrice entrata di soppiatto al banchetto. Come Gesù, il capolavoro dello Spirito. Come poteva diventare madre colei che non conosceva uomo? Che valore avevano due spiccioli nel tesoro del tempio? Che contava un fiume di lacrime sui piedi del maestro? Quanto valeva un uomo inchiodato su una croce?

Tu hai capito che, nel regno di Dio, non c'è bisogno di molto ; occorre il tutto, rimesso nelle sue mani. Il pane che saziò la folla fu la continuazione di un miracolo già iniziato. Non per nulla Gesù aveva detto: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno”.

Vorremmo ritrovare lo slancio delle tue mani tese. Ragazzo sconosciuto, da qualche parte dove sei, alla mensa dei grandi del Regno, chiedi che anche in noi si risvegli il bambino; che liberati dai calcoli, dalle nostre incerte adesioni, portiamo a Cristo per il mondo un'esistenza unificata. A Cristo manca il pane delle nostre esistenze per continuare la sua eucaristia sul mondo; gli manca il vino del nostro sangue. E attorno, la folla languisce.



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