La pace diventa missione
Scrive sant'Agostino: “Coloro che vogliono le guerre, non vogliono altro che la vittoria; desiderano giungere con la guerra ad una pace gloriosa. Che cos’è la vittoria, infatti, se non un assoggettamento di quelli che resistono, e fatto questo si avrà la pace. È dunque in vista della pace che si fanno le guerre. E quando si muove guerra agli altri, si vuole farli propri e imporre loro, come a sudditi, le condizioni della propria pace”.
Questa è la pace del mondo: la pace che si ottiene con la guerra per imporre un ordine, il mio ordine. Una pace che dura quanto dura il mio potere, fino a quando non c’è un ordine alternativo che si contrappone al mio.
Diversa è la pace che Gesù dona e che viene da Dio. È dono e cambia l’esistenza dei discepoli; viene da Dio ed è al sicuro.
È pace all’indicativo come una realtà, una condizione, un dono, un qualcosa che Dio ha fatto ed è a tua disposizione, che sta dentro le fibre della tua vita. È pace anche all’imperativo. Perché questo dono gratuito, non passa sopra le nostre teste, non ci viene messo addosso come un mantello o un abito.
La pace di Dio è una forza che rinnova la struttura della libertà dell’uomo e dà a questa libertà una forma e un progetto, per cui quella pace che ho ricevuto come dono diventa impegno di tutta la vita.
La pace dei discepoli produce la missione; non è una pace da godersi intimamente nella mia cameretta perché mi dà soddisfazione e tranquillità. È un entrare dentro lo spazio dell’amore di Gesù, un diventare strumento di questo amore nei confronti degli uomini.








