La nostra (s)voglia d’Europa
Da tempo si parla e discute sulle prossime elezioni europee, programmate in Italia per il 25 maggio. I cittadini dei 28 stati membri possono scegliere i loro rappresentanti al parlamento europeo (751 deputati in tutto) e scegliere - così si dice! - il tipo di Europa che vogliamo.
Le campagne elettorali sembrano, tuttavia, basarsi più su slogan pro e contro l’Unione, che sul tipo di Unione che i cittadini auspicano e vogliono.
C’è anche molta indifferenza, che porta all’assenteismo, che non è la migliore scelta democratica.
Il parlamento europeo è comunque un organo legislativo con un ruolo determinante nel definire importanti linee politiche, economiche e sociali all’interno dell’Unione, mai esenti da forti lobby interessate, che condizionando gli stili di vita e le scelte quotidiane di oltre mezzo miliardo di persone. Partecipare, perciò e nonostante tutto, è indice di senso di responsabilità.
Ma chi ha costruito l’Europa, mattone su mattone, mettendo insieme popoli e culture così diversi?
Vi sembrerà stravagante, ma io penso (modestamente) che a formare l’Europa siano stati prima di tutto i grandi santi missionari. Molto più degli eserciti e dei potenti di turno. Quando non c’erano ancora le demarcazioni dei confini statali né le barriere agli accessi e alle fughe, tante persone nate in una regione sono cresciute in un’altra e hanno lavorato in altre ancora, andando a morire… non importa dove.
A iniziare da san Paolo, che viaggia girando mezzo mondo e creando relazioni con tanti popoli e culture. E poi san Patrizio (secolo IV-V), nato in Gran Bretagna, rapito ancora ragazzo dai pirati e venduto schiavo in Irlanda, riesce a liberarsi e torna ad evangelizzare l’Irlanda come vescovo e missionario.
E san Colombano (secolo VI-VII), dopo le cosiddette “invasioni barbariche”, nato in Irlanda e diventato “pellegrino per Cristo” in Francia, Svizzera e Italia settentrionale, è considerato il primo santo “europeo”. Era convinto che nelle diversità culturali si basasse l’unità di tutta l’Europa (“totius Europae”). Anche molti giovani chiedevano di unirsi ai suoi monaci, impegnati a rinnovare la coltura della terra e delle anime, resistendo alla corruzione dei potenti.
Se poi pensiamo a un’Europa aperta al mondo, balza subito alla mente l’esempio di san Francesco Saverio, spagnolo della Catalogna, che studia a Parigi, cura gli appestati di Venezia, parla agli universitari di Bologna e approda a Roma, da dove parte per l’Oriente, facendo poi conoscere all’Europa intera i popoli e le culture orientali…
Oggi l’Europa è in crisi, non solo finanziaria, ma ancor più culturale. Lo si deve certamente ai poteri politici e finanziari. Ma forse è anche dovuto alla mancanza di grandi santi “europei”. Oggi ci mancano questi grandi santi trans-nazionali. Anche i vescovi e i cardinali hanno giurisdizione sul proprio territorio, con confini non facilmente valicabili e con il rischio di interferenza… in affari altrui.
Si continua a ripetere che l’Europa è ormai “terra di missione”.
Perciò, oltre a cercare politici illuminati e all’altezza della situazione, occorre pregare perché il Signore mandi santi missionari, per ricostituire l’Europa come famiglia di popoli che vivano per il “benessere comune”.








