La missione per papa Montini
Un ospite illustre ha impreziosito la giornata di spiritualità missionaria sacerdotale, il 3 dicembre, nella festa di san Francesco Saverio. I saveriani di Brescia, infatti, hanno avuto il piacere di avere tra loro mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, bresciano di nascita e formazione, per parlare a un bel gruppo di sacerdoti e religiosi presenti.
Padre Mario Menin, rettore della comunità, introducendo il tema della giornata, “Paolo VI, vescovo e papa missionario”, ha ricordato quando il cardinal Montini parlò di san Francesco Saverio ai giovani studenti saveriani, il 3 dicembre 1959 a Desio. Quel suo discorso è stato donato in copia stampata a tutti i partecipanti. Saverio è stato definito “vir desideriorum et multae orationis”. Un augurio che p. Mario ha fatto a tutti i sacerdoti: essere “uomini di grandi desideri e di molta preghiera”.
Visione profetica del cardinal Montini
Mons. Beschi, dopo aver salutato con affetto la diocesi di Brescia che gli è “madre”, ha parlato della dimensione missionaria di Paolo VI partendo dall’esperienza come cardinale a Milano, rappresentata da alcuni fatti inequivocabili. Tra l’altro, in otto anni egli ha fatto edificare ben 123 nuove chiese; ed è stato il primo cardinale europeo ad andare in visita pastorale in Africa.
Mons. Beschi si sofferma a lungo sulla grande missione milanese del novembre 1957. “La missione cittadina nasce dalla consapevolezza del cambiamento del tessuto della grande città, un cambiamento sottovalutato da clero e fedeli. Per il card. Montini l’atteggiamento con cui proporre la missione deve essere positivo, non giudicante né aggressivo: un approccio non scontato in quei tempi. Lo scopo di Montini è far rinascere la religione nelle coscienze, la conversione dei cuori.
Al centro del problema c’è come parlare di Dio ai moderni.
E i moderni sono i praticanti che presumono una fede che invece Montini non presume più: sono i lontani, i lavoratori (e il ceto medio rappresentato dagli impiegati), i giovani… Milano deve salvare Milano, quella antica salvila nuova, quella cristiana salvi quella pagana, la Milano delle tradizioni cristiane informi la Milano che sorge…”.
Dialogo, vangelo e carità
La dimensione missionaria in Paolo VI è già nella scelta del nome: san Paolo è il primo teologo di Cristo, l’amoroso di Cristo, l’apostolo missionario che porta il vangelo al mondo, il prototipo della cattolicità. Con l’enciclica “Ecclesiam Suam”, il dialogo diventa un criterio decisivo della missione e della chiesa. Significa mettere in relazione la chiesa con il mondo, inteso come insieme di tutti gli uomini, credenti e non credenti, cristiani e appartenenti ad altre religioni.
Nel decreto conciliare “Ad gentes” appare in maniera decisa la teologia missionaria di Paolo VI. La dimensione missionaria appartiene alla missione stessa di Gesù, come espressione dell’amore trinitario. La missione è comunicazione della carità di Dio a tutti gli uomini, a partire dal mistero sorgivo della Trinità. Non è solo un mandato, ma anche una continuazione, e il soggetto principale rimane sempre lo Spirito Santo.
Infine, con la “Evangelii Nuntiandi” del 1975, Paolo VI vola alto rispetto ai rapporti tra evangelizzazione e promozione umana: per lui, la voce dei poveri e l’impegno per lo sviluppo corrono di pari passo.
Metodo del dialogo, priorità evangelizzatrice, testimonianza della carità sono le tre caratteristiche della vita e della testimonianza di Montini, che sono preziose anche per noi oggi.







