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La missione a 90 anni, Record di p. Dante Mainini in Amazzonia

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Nato a Sant'Ilario d'Enza (RE) il 1° ottobre 1918, padre Dante Mainini è cresciuto fra le due guerre. È entrato tra i saveriani a vent'anni e nel 1944, durante l'ordinazione sacerdotale, sentiva le bombe degli alleati cadere sul suolo italiano. Io lo conobbi al mio paese, nella "Bassa Bresciana" durante la settimana santa del '45. Ne sentivo esaltare la predicazione dalla gente e anch'io, da seminarista, mi feci saveriano verso la fine del '46.

Trentasei anni ad Abaetetuba

Ad Abaetetuba, nell'Amazzonia brasiliana, padre Dante è stato parroco della cattedrale e vicario generale della diocesi. Ha perfino sostituito il vescovo per più di due anni dopo la morte di mons. Angelo Frosi. Da vari anni funziona una chiesa spaziosa e bella, una delle tante che fanno parte della parrocchia della cattedrale, ma è più attraente e accogliente delle altre. Era una baracca e p. Dante Mainini l'ha trasformata in una basilica, come la chiamano i confratelli con una punta di malizia e, forse, d'invidia.

Ma quella chiesa che incanta la gente è soltanto un'immagine della mole di lavoro pastorale e spirituale che padre Dante svolge qui da ben 36 anni. Ogni sabato, passa due ore ai microfoni della radio diocesana parlando di "catechesi e vita"; quasi ogni sera partecipa a incontri di formazione cristiana organizzati da movimenti e gruppi di spiritualità; prepara genitori e padrini al battesimo dei figli con una lunga riunione settimanale per sei mesi l'anno; è spesso chiamato al telefono da persone che chiedono consiglio nei momenti difficili...

Corpo magro, cervello fine

Padre Dante è conosciuto da tutti perché va e viene - sempre in bicicletta - lungo le affollate e pericolose strade della città, percorse per 24 ore al giorno da carretti, moto, macchine, trattori, camion, pullman e da una folla di pedoni che attraversa da ogni lato.

Se in mezzo a quella folla volete scorgere padre Dante, sappiate che è magro come un catenaccio e il suo corpo è sottile come le ostie: passa dappertutto come il Cristo risorto, attraversando pareti e diaframmi di viandanti che sembrano muraglie in movimento. La sua magrezza è tanto grande che si può considerare come direttamente proporzionale alla sottigliezza della sua mente e alla spiritualità che emana il suo semplice sguardo. Ciò che padre Dante perde come peso lo trasforma, in ogni istante, in comunicazioni ascetiche alla portata di tutti.

Un professore ideale

Da parte mia, ho sempre visto padre Dante in un quadro di doti poco frequenti: intelligenza acuta, preparazione continua, riflessione profonda, apertura a tutto, socievolezza e fraternità fuori misura. Quando era nostro professore in teologia, negli anni '50, desideravamo le sue lezioni di morale e di diritto; le sue ore di insegnamento passavano come minuti di ricreazione.

Padre Dante sapeva scherzare e ironizzare, ma le sue tirate erano sempre umoristiche e amabili, mai offensive. Illustrava le idee con esempi chiari e le raccomandazioni che ci impartiva, come futuri missionari e predicatori della Parola, si stampavano in noi come lettere incise sulla pietra. A un alunno che durante l'interrogazione si era espresso piuttosto male e si scusava per aver usato "parole povere", padre Dante rispose: "Favorisca ripetermi la sua opinione, ma con parole più ricche!".

Fonte di luce e di forza

Qualche anno dopo, padre Dante diventava consigliere generale della congregazione, visitando e incoraggiando nelle missioni tutti gli alunni che l'avevano conosciuto e amato. Divenne anche rettore e formatore della teologia, trasferita da Piacenza a Parma. Soltanto nel 1972, all'età di 54 anni, venne "liberato" per andare in missione e rimanervi.

Lo incontrai raggiante a Belém nel mese di giugno di quell'anno. Dopo avermi visto celebrare Messa in calzetti bianchi sotto la tonaca bianca, mi disse: "Come stai bene con quei calzetti bianchi! Chi ti ha detto di portarli?". Risposi che era stata mia madre, morta un mese prima; mi voleva immaginare, almeno nei piedi, bianco e limpido come padre Dante. Come colui che doveva divenire, per noi missionari dell'Amazzonia, una fonte di luce e di forza, un esempio difficilmente raggiungibile di disponibilità e dedizione.



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