La mia vita ha senso, Sfogliando il libro delle stagioni
Missione è la cura efficace della propria vita. Quando ho fame, vedo che c'è qualcuno da sfamare. Quando sono nudo, vedo che c'è qualcuno da vestire. Quando sono triste, vedo che c'è qualcuno da consolare.
Qualcuno chiama: il sacrificio vale la pena. La mia vita ha senso: l'appendo ad una stella.
Alla scuola dei genitori
Nei giorni estivi non c'era scuola: io seguivo mio padre in campagna dal primo sole che gli dava contorni d'oro. Lui falciava l'erba-spagna, alimentava e abbeverava gli animali, poi rifaceva per loro il letto notturno.
Mia madre apriva il pollaio e chiamava fuori le galline e le anatre, studiandone la salute con occhio di veterinario. Faceva correre l'acqua nella vasca, ripuliva i ceppi delle piante e coglieva i frutti maturi.
Per certi lavori papà aggiogava le due vacche più esuberanti e me le faceva condurre adagio. Non si negava poi il riposo, invitando il vicino a prendere il caffé sotto l'ombra del fico in fiore. Aggiustava perfino con capriccio il cappello dello spaventapasseri.
Come custode della natura, mio padre era quasi un dio e mia madre una dea: ero orgoglioso d'essere loro figlio.
Più forte di nostalgia
Figlio, parti? Mi par di udire la voce di mia madre come cinquant'anni fa. Le parole sono di chi vorrebbe trattenere, ma il tono è rassegnato. Se io dicessi di non partire, lei se ne farebbe scrupolo. Restiamo per un po' a guardare i quadri alle pareti, le sedie stanche di paglia, il tavolo perplesso con un soprammobile cui non era aduso.
Dico: Vedi che non posso restare. Come dire: M'hai insegnato tu a camminare... Anche se non amavo andare lontano, ricordi? Non mi piaceva dormire fuori casa, prendere il treno...; parlare con estranei non mi piaceva.
Eppure ho passato metà della vita pellegrino sulle strade del mondo. Quando torno - oggi è facile andare e venire - mi vergogno, al pensiero degli emigrati che non tornarono mai. Così decido di ripartire oltre il mare. Vedi, devo proprio andare.
Grazie, mondialità
Grazie, mondialità, mia maestra! Io godevo una chiara identità, ma disprezzavo quella dello straniero. Tu mi hai dato occhi per conoscere che sono miei fratelli e sorelle coloro che fino a ieri consideravo estranei.
Grazie, mondialità, madre mia! Mi hai dato cento piaghe nel cuore per le cento divisioni del passato e nessun filo mi hai dato per ricucirle, ma voce e coraggio di cantare il sogno dell'ecumene per il domani.
È tempo di magnanimità, mano aperta e piedi senza neppure i sandali a dito. Nell'avvicinarti a una persona, a un altro popolo, togli i sandali, perché la terra che tu calpesti è sacra.
Il ragazzo pericoloso
Hanno preso il ragazzo. L'hanno portato in caserma. L'hanno picchiato.
Ho chiesto: Cos'ha fatto di tanto grave?
Mi hanno risposto: Non si lasci ingannare dalla sua poca età. Questo ragazzo ha già rubato e assaltato!
Lo guardo: porta addosso solo un paio di calzoncini rossi. Sul dorso nudo, le costole formano un altorilievo (e sul fianco c'è una ferita non ben cicatrizzata). Rifletto ad alta voce: ha rubato, o lo hanno derubato?
Gli domando: Come ti chiami?
Lui apre le braccia - in croce - e risponde: Gesuino!
Ave, Maria
Ave, arcobaleno del Padre Creatore. Ave, rosa feconda dello Spirito Amore. Ave, mistico flauto del Verbo Eterno, mamma di Gesù, Dio-e-uomo, gioia dei poveri.
Tutta santa, alta sul muro del pianto dell'Eden perduto, per i peccatori tuoi figli prega. E prega per me, tra morte e vita, funambolo sempre.
Oh, prega, Madre, adesso e più nella mia ultima ora, perché scampi al buio degli inferi e rinasca nel regno della luce. Amen.








