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La mamma del missionario racconta

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La visita al figlio in Bangladesh

Mi è sempre piaciuto nel Vangelo la conclusione che s. Giovanni scrive dopo il miracolo delle nozze di Cana. La Madonna, dopo aver spinto Gesù a fare il primo miracolo con cui "egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui", assieme ai sui parenti, accompagna lui e i discepoli fino a Cafarnao, la città in cui Gesù farà riferimento durante i tre anni del suo ministero. E Matteo, Marco e Luca riferiscono la visita di Maria a Gesù che sta evangelizzando.

Ricorderò sempre con commozione, permettetemelo, quando dovendo raggiungere a Venezia la nave che mi avrebbe portato in Indonesia, il mercantile Isarco, mia madre volle accompagnarmi con tuttii familiari, fino a Loreto per dirmi là: "Ti affido alla Madonna. L'ho pregata perché tutta quella gente che devi convertire, appena ti vede scendere dalla scaletta della nave, ti corra incontro come fanno le galline con me quando scendo col mangime; così li battezzi tutti e torni presto a casa". E quando tornai mi dissero che mamma andava spesso a Loreto e agli amici indicava la mattonella su cui mi trovavo quando mi abbracciò quel giorno, e che era stata fedele al patto di incontrarci ogni giorno con gli occhi rivolti al sole alla stessa ora. Per questo, quando ho sentito che la signora Anna Succa di Fragagnano è tornata dal Bangladesh dove è stata a trovare il suo Ezio, mi sono affrettato ad andare a intervistarla. Riascolto dal registratore e riassumo quanto mi ha detto.

Una esperienza unica

Appena ho saputo che potevo unirmi ad un gruppetto di giovani che p. Giovanni accompagnava in Bangladesh, sono corsa, anche se, purtroppo, senza mio marito a causa degli impegni e della spesa. Era solo un anno che Ezio era partito. Dico solo un anno, perché gli anni di assenza dei missionari sono sempre tanti; ma l'abbraccio, puoi immaginarlo, sapeva di tanti anni.

Il Bangladesh bisogna vederlo con i propri occhi, perché Tv e documentari non potranno mai raffigurare quello che è. Ezio l'ho trovato sciupato, ma pieno di spirito e di tanta gioia.

Missionaria anch'io

Dopo le festose accoglienze nelle Case dei Saveriani di Dhaka, a Khuna e Jessore, è incominciato il giro per i villaggi dove ci sono altri missionari, perché devi sapere che noi, mamme di un missionario, siamo mamme di tutti i missionari. Ogni villaggio una nuova esperienza. A Baniarchor, il villaggio di p.Mimmo Pietanza dove una bomba in chiesa fece strage di ragazzi, passai il Natale. Mancava la luce, ma c'era tanta gioia in tutti, ed io mi son sentita subito missionaria. Ho pregato Ezio che traducesse il mio messaggio: "Dio è amore", e subito nel mio cuore è rimbalzato il loro messaggio: sono tanto miseri, ma sanno fare sorrisi splendidi, che noi non sappiamo più fare, forse a causa del nostro benessere.

Ho visto le case delle missionarie di Madre Teresa per lebbrosi, ragazze madri, ragazze di strada, avviate alla scuola, al cucito, al ricamo; tutte gioiose e felici, anche se nel piatto c'era solo riso e cavolfiori. I missionari sono trasparenti con la Parola di Dio; hanno da Dio un dono particolare che sfugge anche a noi mamme.

A Chittagong abbiamo trovato p. Gianvito Nitti: di vista ne ha ormai poca, tanto da essere aiutato a leggere anche la Messa; in compenso spiega la Bibbia con tanto trasporto che lo chiamano il rabbino. Ha 1900 giovani e in più una casa per novizi. Ho incontrato anche p. Antonius, indonesiano, a Naluakuri: piccolino, anche lui tanto felice, impegnato con 180 ragazzi da mandare a scuola. Sì, li ho visti tutti i missionari nei loro villaggi, sempre rinnovando l'incontro di una mamma col proprio figlio.

Alcuni messaggi

Una cosa fammela dire perché la sento tanto: la missione ci porta via i figli; è vero che essi vanno lontano, ma c'è qualcosa di reciproco, non so come esprimerlo, che ci tiene tanto vicini, che questi figli te li fa sempre trovare davanti agli occhi, soprattutto quando preghi. Mi ha fatto tanto piacere vedere i missionari pregare insieme. E quando ad Ezio mio ho detto: "Ogni tanto dì un'Ave anche per tua madre"; e lui subito: "Sì, mamma, ma tu dinne due per tuo figlio".

È bello che in ogni loro casa ci sia sempre la cappellina col SS. Sacramento.

Quello invece che mi ha tanto rattristato è vedere che i missionari sono pochi per tutto quello che hanno da fare. È vero, quello che conta è la loro testimonianza di vita; lì le parole contano poco; sembra che nelle mani abbiano il Vangelo vivo. Bisognerebbe che tanti cristiani facessero la stessa esperienza, e questo vorrei dirlo ai giovani: vedere per entusiasmarsi.

Una cosa vorrei dirla anche alle mamme dei missionari: il Signore ha scelto Lui i nostri figli: fidiamoci di  Lui! Un messaggio per tutti? Stiamo vicini ai missionari con la preghiera, e, se abbiamo qualche spicciolo, mandiamolo a loro perché ho visto come li usano bene: scuole, ospedali, e tutto con tanta efficienza.

Da quanto ho sentito da mamma Anna, mi sono convinto ancora di più che non solo i missionari sentono il bisogno di avere accanto una mamma (lo sono tanto quelle già in cielo!), ma sono le stesse mamme che hanno non solo la gioia, ma anche il bisogno, di avere un figlio missionario, quasi per sentirsi più complete.

Si è parlato di preghiera e di vicinanza tra madre e missionario: ci credete?

Appena ho spento il registratore, ha squillato il telefono. "Ciao, mamma! Le valige sono pronte, domani parto per Baniarchor, la mia prima missione, prega per me". "Dio ti benedica!" ha risposto lei.

E il papà Mario? Ha assistito alla intervista, ha scattato la foto, e: "Ma la prossima volta sarò io a partire”.



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