La grazia del martirio: Il martire Aldo Marchiol
Il missionario della speranza
Padre Aldo era nato a Udine il 19 marzo 1930. Era entrato tra i saveriani, nella casa apostolica di Poggio San Marcello nelle Marche, quando aveva 17 anni, dopo aver frequentato la scuola tecnica industriale. Racconta: “Da piccolo, avevo il pensiero di diventare uno di quei frati che vanno alla cerca col carretto e col cavallo. Col passare degli anni quel pensiero mi scomparve, ma a diciassette anni, leggendo Voci d’oltremare (la rivista saveriana per i ragazzi) pensai di farmi missionario, ma non sapevo decidermi. No volevo abbandonare la mia scuola, ma continuavo a desiderare la vita missionaria. Finalmente, una sera di settembre, lo dissi a mia madre. Ormai ero deciso”.
Un giovane capace di sacrificarsi
Presentandolo ai saveriani, il parroco scrive: “In Aldo, oltre la scorza, c’è un animo rettissimo. È cresciuto in un ambiente sano, semplice e profondamente cristiano. Questi sono i giovani che domani sapranno sopportare nel campo missionario i maggiori sacrifici per il regno di Cristo”. E il papà aveva scritto al figlio poco dopo aver lasciato casa: “Noi, tutta la famiglia, parenti e conoscenti, siamo entusiasti della tua scelta”.
Nella formazione, aveva dovuto cambiare spesso: dalle Marche a Piacenza, a Zelarino (VE), a S. Pietro in Vincoli (RA), a Desio (MI), a Udine, di nuovo a Piacenza, dove fu ordinato sacerdote a novembre 1958. Ma partì per la missione solo vent’anni dopo, nel 1978. Anche in questo lungo periodo, aveva dovuto cambiare molte comunità, con il ruolo di direttore spirituale e formatore dei giovani che aspiravano a diventare saveriani: Massa Lucana (SA), Salerno, Parma, Udine, Cagliari, e di nuovo Udine e Salerno. A Salerno, curava la corrispondenza con i benefattori e preparava la pagina locale di “Missionari Saveriani”.
Hanno bisogno di giustizia e di amore
Per tutti gli anni della sua formazione e della sua attività in Italia, padre Aldo soffriva di fastidiose e continue emicranie, che egli sapeva nascondere dietro un dolce sorriso e una riservatezza impenetrabile. Proprio a motivo della salute, la sua partenza per la missione era stata più volte dilazionata. Nel 1974 si era sfogato con il superiore generale: “Certo non mi sento del tutto soddisfatto. Mi sento piuttosto messo da parte, un po’ inutile. So bene che non devo tenere conto delle soddisfazioni umane, ma piuttosto di quello che posso fare per compiere la volontà di Dio come essa si presenta. E in questo senso, mi sento abbastanza soddisfatto...”.
Nei diciassette anni di servizio missionario in Burundi, sembrò quasi un miracolato: la salute resse discretamente bene, senza grossi problemi. Si dedicava completamente alla gente, che amava. “Ho notato che la povera gente ha tanto bisogno di giustizia e di amore, nella coscienza intrisa di odi, vendette, ingiustizie. Ha bisogno di una parola di speranza, nella miseria materiale e spirituale in cui vive. In questo clima di schiavitù, il cristianesimo presenta l’ideale della dignità dei figli di Dio. Hanno bisogno di fratelli che vivano al loro fianco, pronti a testimoniare il vangelo”. E p. Aldo ha fatto così.








