La gioia della missione
Abbiamo celebrato, nel mese scorso, la festa del Natale, il grande evento della venuta di Gesù nel mondo inviato dal Padre. Ed è stata annunciata dagli angeli la grande gioia a tutto il popolo per la nascita di Cristo Signore.
Da allora, ogni annuncio ha come portale d’ingresso: la gioia. L’esortazione apostolica sulla evangelizzazione di papa Francesco ha come titolo “La gioia del Vangelo”, che riempie il cuore e la vita di coloro che s’incontrano con Cristo. Va contro la tristezza individualista della nostra cultura, che rischia di isolare le persone, di non dare lo spazio per accogliere l’altro e di ridurre la capacità di entusiasmarsi per il bene degli altri. Diceva il Cardinal Ratzinger: “La gioia è un segno della grazia”. Il missionario e la missionaria senza la gioia non possono servire il Vangelo, non possono annunciare Gesù con la “faccia da funerale”. Egli è il vivente, che si lascia incontrare ogni giorno, che dà alla vita un nuovo orizzonte e che alimenta il desiderio di comunicarlo agli altri.
Ce lo ricorda papa Francesco: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva” (EG 7). Se davvero il missionario e la missionaria l’hanno incontrato, se hanno sperimentato il suo amore, se sono accesi dal suo fuoco, sarà difficile nascondere questa fiamma sotto lo sgabello. Il Vangelo è giunto a noi per contagio, per illuminazione, per il fuoco della passione dei nostri genitori, dei nostri nonni, delle nostre comunità.
Sembra che l’arte della gioia sia più femminile che maschile. Le donne hanno il loro posto importante nella missione. Più facilmente sanno manifestare la gioia, possiedono il senso della gratuità, hanno la capacità di donarsi, si mettono in gioco, per prime iniziano il dialogo ed entrano in comunicazione …
P. Giovanni Didoné, il nuovo beato di Rosà, descrive le sue emozioni nell’esercizio della missione. Era il 5 giugno 1960, il giorno di Pentecoste, dopo la celebrazione di 80 battesimi: “Ho percorso mille chilometri, ho visitato 7 succursali, mi sento un campione. I viaggi sono lunghi e le strade sono orribili. Ma negli ultimi quindici giorni ho gustato la vita missionaria, provando una grande gioia di una vita veramente bella!”.







