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La famiglia missionaria, Per chiarirci un po’ le idee

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Maggio è un mese importante per molti aspetti: ricordiamo e preghiamo la Madonna; facciamo festa alla mamma; tanti bambini fanno le prime Comunioni... Sono appuntamenti che mi fanno pensare a una realtà umana che racchiude tutto: la famiglia. In questi mesi non si è parlato d’altro. Forse se n’è parlato troppo, tanto che in molti si è creata una certa confusione.

A servizio del Regno

Dal punto di vista missionario, la famiglia è come il nucleo centrale che fa nascere la fede; è la chiesa domestica e sopratutto è il soggetto e il destinatario dell’evangelizzazione.

La famiglia che evangelizza nasce dall’ultimo desiderio di Gesù, prima di tornare al Padre celeste. Racconta il vangelo di Marco: "Gesù apparve agli apostoli mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, poiché non avevano creduto a coloro che lo avevano visto risuscitato. Poi disse loro: andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e si farà battezzare sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato".

Queste parole non sono rivolte solo ai singoli, ma anche alle famiglie cristiane, che hanno il compito di servire il regno di Dio nella storia e di partecipare alla missione della chiesa.

Occorre formare gli adulti

La famiglia, quindi, ha un’importanza vitale nella costruzione e conservazione della vita ecclesiale. Forse in Italia non ce ne rendiamo conto, perché la famiglia cristiana, nella gran parte dei casi, era una realtà solida. I missionari, invece, nel loro lavoro tra i popoli del terzo mondo, soprattutto in America latina, si sono resi conto che dovevano "lottare" per il futuro della chiesa e della fede, proprio perché la famiglia era immersa in una profonda crisi a causa della miseria, della mancanza di istruzione, della scarsa presenza della chiesa, di pregiudizi culturali. I missionari si sono accorti che la famiglia è il punto di partenza per una vera evangelizzazione.

Quando si parla di famiglia, s’intende soprattutto i genitori. Sono loro che devono pentare i veri missionari nelle loro famiglie. Ciò non significa eliminare la catechesi per bambini, ragazzi e giovani. Ma senza una formazione profondamente biblica degli adulti si rischia di costruire una comunità senza vere fondamenta. Il "cavallo di battaglia" pastorale continua a essere la formazione degli adulti, attraverso catechesi ben fatte e sopratutto attraverso l’ascolto della Parola di Dio, vissuta nella vita quotidiana.

Genitori "salvati" e "salvatori"

I missionari sono testimoni di quanto tutto questo sia davvero efficace nella trasformazione delle persone e della famiglia. Non vogliamo dare lezioni a nessuno, ma come missionari riteniamo importante conpidere la nostra preoccupazione. Anche in Italia, infatti, vediamo gli stessi fenomeni di famiglie instabili e disgregate, che si allontanano dalla vita ecclesiale con tutte le sue conseguenze. Questo ci fa male, perché amiamo la gente del nostro Paese come quella che abbiamo incontrato nelle missioni. I missionari hanno visto le conseguenze e le sofferenze provocate dalla mancanza di famiglie solide e radicate nella fede.

Anche in Italia occorre dare la possibilità alle famiglie di partecipare a un serio cammino ecclesiale. La famiglia cristiana partecipa alla stessa missione della chiesa. In virtù del sacramento, i genitori cristiani "hanno, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio", afferma il Concilio (LG, 11). Ricevendo l’amore di Cristo i genitori pentano comunità "salvata"; ma essi sono anche chiamati a trasmettere ai figli e ai fratelli lo stesso amore di Cristo, pentando così comunità "salvatrice".



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