La catechesi della cucina in Giappone
Milka Nonini, di Novate Mezzola (SO), da oltre quarant’anni in Giappone, racconta un aspetto della sua missione.
Nel 1992, a Miyazaki, nel Kyushu, la responsabile di un gruppo di persone con disabilità, cui partecipavo, mi chiede di preparare insieme a loro qualche piatto italiano. Spaghetti, scaloppine, patate trifolate, tiramisù. Il cibo preparato insieme è piaciuto talmente tanto che la settimana successiva mi ha chiesto di fare la stessa cosa con le persone anziane. L’iniziativa è stata trasmessa dalla televisione nazionale e da allora ho avuto molte richieste per lezioni e corsi di cucina italiana.
Nessuna delle partecipanti a questi corsi era cristiana; io, però, venivo sempre presentata come missionaria cattolica. In fondo alle ricette, nel paragrafo “Nutrimento del cuore”, presentavo una frase della Bibbia perché diventasse un insegnamento di vita. Si creava fra noi un clima di familiarità e amicizia, che dava spazio a confidenze. Alcune signore mi hanno chiesto di partecipare agli incontri biblici della parrocchia. Tramite questa attività, ho potuto conoscere un po’ di più il mondo delle donne giapponesi. Colgo in esse una specie di insoddisfazione; le relazioni fra loro sono talora sofferte. Spesso i mariti sono assenti per lavoro e molte donne si sentono sole. Mi è stato chiesto di animare un gruppo di mamme con bambini piccoli da accudire. È nato così il gruppo “Un tè fra mamme”.
Mi trovo ormai da quarant’anni in Giappone. È stato il mio primo amore, da quando, ben più giovane, avevo letto un libro su san Francesco Saverio che parlava di questo Paese e del suo popolo in modo positivo. La testimonianza di fede dei pochi cristiani e la gioia di accompagnare alcuni al battesimo ha aumentato la mia fede. In Giappone ci sono 800mila cristiani, di cui la metà immigrati, su 120 milioni di abitanti. Che cosa trattiene i Giapponesi dall’accogliere il vangelo? Forse il benessere e l’efficienza. Lavorano tanto e non hanno tempo né voglia di porsi certe domande; inoltre, il cristianesimo è considerato ancora la religione degli stranieri. Anche il Buddhismo è in declino: vi ricorrono per i funerali, e del resto molti li celebrano in casa per non spendere. Tanti scelgono i funerali cattolici perché danno una speranza, però difficilmente vanno fino in fondo alla loro ricerca. Il vero nemico oggi è l’indifferenza, incoraggiata da una tecnologia che occupa tempo e pensieri.
Nelle canzoni giapponesi c’è sempre un velo di tristezza di fronte alla vanità della vita. La esprimono bene le canzoni sui ciliegi, dai fiori splendidi ma di poca durata. Le catastrofi ambientali di questi ultimi anni - terremoti, tsunami, inondazioni - hanno destabilizzato la vita di tante persone. Dando e ricevendo solidarietà, hanno cominciato a riscoprire l’importanza delle relazioni personali, l’importanza della vita.
Via privilegiata dell’annuncio è l’incontro, l’amicizia, la prossimità, la relazione e la testimonianza della gioia. Torno volentieri in Giappone, per continuare questo percorso di condivisione, di presenza, di offerta di amicizia, senza pretese, ma col vivo desiderio che qualcuno si apra all’incontro con Gesù. È la “predicazione informale” che ci suggerisce papa Francesco in Evangelii Gaudium: “Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in strada” (n. 127).







