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La carità fa il missionario: P. Lamanna, una vita per i poveri

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Padre Pietro Edmondo Lamanna, originario di Pirri-Cagliari, è morto il 28 settembre scorso. Padre Giovanni Mezzadri ha collaborato con lui in Brasile per quasi dieci anni. Ci racconta qualcosa della sua vita missionaria.

Qui lo chiamavano tutti padre Pedro. Standogli vicino, ho imparato molto dalle sue qualità, anche se non aveva un carattere facile.

Mi ha raccontato come è nata in lui la vocazione missionaria. “Il papà era in guerra. Eravamo sfollati a nel paesino di Escolca. Erano tempi duri e si pativa la fame. Una sera, mamma non aveva niente da darci per cena. Noi bambini piangevano per la fame. D’un tratto è arrivato il parroco del paese con un grosso pane. Questo gesto di carità è stato l’inizio di una grande amicizia con il parroco, tanto da diventare un suo assiduo chierichetto. Dopo la Messa ci dava sempre la colazione”.

Non una predica, ma quell’atto di carità concreta del parroco aveva suscitato in lui la vocazione. Infatti, durante tutta la sua vita missionaria, p. Pedro si è sempre preoccupato dei bambini, che avessero qualcosa da mangiare.

Ma perché dormono?

In Bangladesh, p. Pedro ha trovato una situazione difficile. La religione musulmana poneva molti limiti ai missionari che faticavano a far conoscere il vangelo. Padre Pedro ha cominciato a visitare le scuole, all’aperto o in baracche. I bambini usavano foglie di palma come quaderni. Il maestro insegnava facendo ripetere la lezione ai bambini con una monotona cantilena. Spesso i bambini si addormentavano. Raccontava: “Ho chiesto il perché al saveriano medico Remo Bucari. Mi ha detto di chiedere ai bambini quanto avessero mangiato il giorno prima. Alla mia domanda, i ragazzi hanno risposto con un gesto che indicava... un pugno di riso. Dormivano per la fame”.

Così ha avuto inizio la “nuova scuola” di p. Pedro, provvidenziale anche per l’evangelizzazione. Con l’aiuto di amici in Italia e negli Stati Uniti, prima di iniziare la scuola, provvedeva un bel “pranzetto”: un pastone di riso, lenticchie e verdure, condito con amore e allegria. Miracolo! I bambini non dormivano più; anzi, erano fin troppo rumorosi. I suoi alunni, divenuti grandi, gli scrivevano ancora dopo tanti anni, ricordandolo con riconoscenza.

La fame è uguale per tutti

Anche in Brasile p. Pedro si è prodigato per alleviare la fame dei piccoli. A Londrina, lavoravamo insieme nelle periferie. Con i volontari, preparava pentoloni di minestrone sostanzioso da portare ai bambini delle “favelas”. Lo faceva tutti i giorni, eccetto sabato e domenica, e andava anche lui con i volontari. Si preoccupava che tutti i soldi mandati per i poveri fossero ben amministrati. Ai bambini pagava quaderni e materiale scolastico e andava nei negozi di alimentari per chiedere aiuto e collaborazione. Era conosciuto e, quando lo vedevano, avevano già pronto il quantitativo da donare.

Ci siamo ritrovati insieme anche a Cantagalo. Anche qui si è subito preoccupato di sfamare i piccoli. Nei quatto punti più poveri, aveva formato quattro mense. Tutti i giorni dava da mangiare a 200 bambini e alle mamme denutrite. Esigeva che i piccoli si lavassero le mani e facessero una breve preghiera. Non obbligava i bambini e le loro mamme a venire a Messa e non faceva distinzioni se venivano a Messa o no: “la fame - diceva - è uguale per tutti”.



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