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di p. Franco Lizzit, sx

Domenica 21 settembre il tempo, quest’anno molto birichino, ha tenuto e ci ha permesso di godere in bella armonia la tradizionale giornata di fraternità con i parenti, amici e benefattori dei missionari saveriani e diocesani della zona. Sono arrivati alla spicciolata da Verona e Conegliano, da Padova e Treviso, da Zelarino, Mestre e dintorni.

I segni positivi della missione

Alle 10,30 ha parlato a tutti p. Enzo Tonini, consigliere dei saveriani in Italia. Dopo aver manifestato la sua gioia di incontrare tanti amici, p. Enzo ha rilevato alcuni piccoli segni positivi della presenza del regno di Dio in mezzo a noi: il volontariato, i laici missionari (una coppia parte per il Bangladesh), mons. Giorgio Biguzzi, vescovo saveriano emerito che si è recato in Sudan… E soprattutto il martirio delle tre sorelle saveriane a Kamenge in Burundi, e il grande clima di affetto che il triste evento ha suscitato nella società religiosa e civile.

A Parma, la comunità della teologia quest’anno è formata da 19 studenti provenienti da nove nazioni diverse; purtroppo, uno solo è italiano; gli altri sono stranieri.

Stranieri perfino a noi stessi

Già, “straniero”: una parola che tante volte fa paura, eppure è un termine che ci caratterizza bene. “Quando sono andato missionario in Colombia - ha detto p. Enzo - ero straniero, e un po’ lo sono stato sempre, per la lingua, le tradizioni, la cultura, che ho cercato di assimilare, ma resta sempre un’altra pelle … Tornato in Italia, ho trovato tante cose cambiate e quindi ero ancora straniero; ora sono incaricato dei giovani, che hanno la loro maniera di parlare e di esprimersi, e sono ancora straniero…”.

Effettivamente, siamo stranieri nel mondo attuale che non comprendiamo, ma che ha certamente del bene, e tante volte siamo stranieri perfino a noi stessi. Questo ci deve portare a un atteggiamento di rispetto per gli altri, a scoprire e apprezzare il positivo che essi mi offrono.

Questo atteggiamento mi arricchisce, accorgendomi che anche lì Dio mi parla. E Dio parla agli altri anche attraverso di me. Questo è il modo in cui noi diventiamo “missionari”. La conferenza ha suscitato interesse e domande.

In chiesa, poi, abbiamo spezzato il pane Eucaristico pregando per le famiglie, la chiesa, la società e ricordando le tre saveriane martiri a Kamenge, i parenti e benefattori deceduti durante l’anno.

Abbiamo pranzato con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio per i cibi e le bevande, ma specialmente per la rinnovata amicizia missionaria. Per la gioia di giovani e anziani, ai giochi e alla fisarmonica di p. Mario Diotto si è aggiunto il “karaoke” organizzato dalle gemelle Angela e Celeste Casarin, in servizio al pranzo assieme ad amici e genitori, da sempre collaboratori dei saveriani.

Grazie a tutti. E arrivederci a presto!



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