L'icona della missione: Misericordia e compassione
Nel vangelo leggiamo: "Gesù li chiamò e diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta d'infermità" (Mt 10,1). Sono ancora io, Matteo, che vi parlo. Vi invito a soffermarvi un po' su questa Parola e poi, a pronunciarla ad alta voce. Nelle nostre comunità cristiane facevamo spesso questo esercizio; ci aiutava a sentire presente la persona di Gesù, le sue parole, le sue opere.
Gesù trasmette il suo potere ai discepoli e alle discepole che egli ha chiamato: è il potere di curare le malattie e di scacciare gli spiriti immondi.
La parola "potere" ci fa subito pensare a "dominio, autorità, potenza". Una realtà che conoscevamo bene, per la presenza dell'impero romano e delle sue Legioni che dominavano i popoli con la violenza. Dopo la distruzione di Gerusalemme e del tempio, molti si erano salvati fuggendo e ora facevano parte della nostra comunità in Antiochia.
Come reagire? Che atteggiamento prendere? Soprattutto, come intendere "il potere" che Gesù aveva trasmesso ai suoi discepoli e alla comunità?
Due profeti ci hanno aiutato a trovare il cammino giusto: Isaia e Osea. Gesù si riferiva spesso a loro. Le loro parole ci hanno aiutato a comprendere il senso del "potere" che Gesù ci aveva trasmesso: è un invito a essere suoi discepoli, curando.
"Egli ha preso le infermità nostre e si è addossato le nostre malattie" (Isaia 53,4). Gesù, Servo sofferente, aveva curato il lebbroso, esigendo dai sacerdoti che lo re-integrassero nella società. Aveva accolto la richiesta del centurione romano e curato il servo, indicando che la solidarietà è il cammino che restaura la vita. Aveva restituito la salute alla madre febbricitante, che si mise a servire rigenerando la convivenza. Aveva calmato la tempesta, perché la natura divenisse amica dell'umanità. Aveva fatto camminare l'uomo paralizzato, insegnando il faticoso cammino del perdono. Aveva curato un'adulta e una fanciulla, restituendo coraggio alle donne e fiducia alle famiglie...
Assumendo su di sé le nostre infermità e malattie, Gesù ci ha indicato la via per superare le alienazioni e le infermità che abitano in noi, negli altri e nelle istituzioni, quando su di noi agisce il potere, che non è il potere di Dio.
"Voglio la misericordia, e non il sacrificio" (Osea 6,6). Da queste parole abbiamo imparato che la misericordia è il segno distintivo del discepolo e della discepola di Gesù. Al sistema ingiusto che esclude e genera violenza e morte, con "il potere" di Gesù, la comunità cristiana deve accogliere e includere chi vive ai margini della strada. La società di allora escludeva gli indemoniati, ma accoglieva i demoni. Gesù caccia i demoni e accoglie gli indemoniati. Sedendosi a tavola con peccatori e pubblicani, egli rompe la stratificazione sociale e restituisce la dignità.
Ai malati, ai peccatori, agli esclusi che invocano "misericordia", Gesù risponde con la "compassione". Il Maestro spesso prova "compassione". Il suo lamento è per noi un invito a fare come lui. In lui, infatti, "misericordia e giustizia si baciano" (salmo 85, 11-12).
La cura della compassione, secondo il nostro vangelo, si attiva con tre atteggiamenti intrecciati fra loro: riconoscere il grido di sofferenza; la sofferenza muove il cuore; il cuore commosso s'impegna ad agire. Solo così la cura non violenta è davvero potente.
Ci siamo resi conto che rispondere alla violenza praticando la compassione e la misericordia, è un cammino faticoso e radicale; è percorrere la strada stretta. Ma solo facendo queste scelte di vita i discepoli trovano in sé quel "potere" di Gesù per curare tutte le infermità e malattie: interne ed esterne, personali e familiari, comunitarie e istituzionali.
Per continuare a riflettere
Proviamo a leggere i capitoli 8 e 9 di Matteo, dove sono raccontati 10 miracoli di Gesù; leggiamo anche i riferimenti alla "compassione" di Gesù: Matteo 9,36; 14,14; 15, 32; 18, 27 e 33; 20, 34. Poi, interroghiamoci:
- La cura inizia vedendo e ascoltando: cosa c'impedisce di vedere e ascoltare le situazioni?
- Pur vedendo e ascoltando, quali ostacoli impediscono al cuore di commuoversi?
- Anche se commossi, facciamo poi qualcosa per rispondere e curare le situazioni?








