Am. Latina: Due messicani e un brasiliano in missione/2
Il desiderio missionario è nato in me quando ero adolescente. Terminati gli studi al liceo, sono entrato in noviziato a Salamanca, in Messico e sono diventato saveriano nel 1999, quando avevo 21 anni. Dopo gli studi di filosofia, sono stato mandato a Parma per frequentare i corsi di teologia, accanto al santuario "Guido Conforti". Sono tornato in Messico per essere ordinato sacerdote il 23 agosto 2008 ad Arandas, insieme a p. Santos.
Per me essere sacerdote missionario significa donare la vita di Dio agli altri; allo stesso tempo significa donare me stesso a servizio del regno di Dio, annunciando e testimoniando la misericordia e la pace. Sono saveriano, e questo per me significa lavorare affinché il mondo diventi una sola famiglia.
Sono sicuro che la vocazione missionaria ci impegna a questo: ci trasforma in profeti di pace vera. Essere missionario oggi significa mettermi al servizio di un progetto: annunciare Gesù principe di pace, che trasforma la nostra vita e il mondo intero, per "fare del mondo una famiglia".
Oggi viviamo in un mondo che cerca la pace dappertutto, ma non la trova, perché la cerca con la forza delle armi e del potere. Il nostro mondo ha bisogno urgente di uomini e donne che annuncino la pace, che siano profeti di pace. È fondamentale che le persone mettano la loro vita al servizio di questi sogni e ideali, seguendo l'esempio di Cristo.
Ora sono già in Amazonia: sto conoscendo nuovi confratelli, la nuova missione, la mia nuova patria. Spero di seguire fedelmente questi miei ideali in mezzo al popolo brasiliano: un popolo giovane e ricco di generosità, di fede e di festa, ma anche di contraddizioni.








