L'entusiasmo dell'incontro
Caro direttore, con mia moglie e alcuni amici, ho avuto l'onore di incontrare p. Luigi Paggi in quella che lui chiama "la mia missioncina in capo al mondo", nella foresta del Bengala. Ci ha fatti sedere alla sua mensa, senza pane né vino, ma offrendoci ben più appetitosi cibi, sia per lo stomaco (riso e banane) sia soprattutto per lo spirito. Noi abbiamo ricambiato la cortesia offrendogli un po' di acqua potabilizzata che ci eravamo portati dietro: un genere veramente di lusso da quelle parti.
Con grande umiltà, ci ha raccontato a lungo del suo sforzo di inculturazione, che sul dizionario è definita così: "adattamento dei missionari alla vita e alla cultura dei luoghi in cui svolgono la loro azione". Ci siamo trovati di fronte a una persona straordinaria che ci ha regalato una preziosa lezione di vita! La vera arte di amare il prossimo deve necessariamente saper comprendere innanzi tutto la cultura della gente. Insieme all'arte d'arrangiarsi, che non guasta mai!
Non vedo l'ora di tornare a trovarlo. Sono certo che mi accoglierà a braccia aperte anche se "non sono degno di entrare nella sua... baracchetta". Perché lui è fatto così: spalanca le braccia a chiunque, perfino alla feroce tigre del Bengala, se solo questo servisse a salvare qualcuno... Auguri a p. Luigi e a tutti i missionari che sanno amare e servire.
Alfredo (Dino), Milano - via sito http://www.saveriani.bs.it/
Con p. Luigi Paggi ci siamo conosciuti durante la scuola media a Lera Lario. Vorrei sapere se è possibile fare una prova di lavoro con voi. Voglio dare un senso diverso alla mia vita e lo sto già facendo: cerco di darmi da fare per i più bisognosi e anche mia madre si impegna a distribuire e far conoscere la stampa missionaria. Vorrei qualche consiglio. Cordiali saluti e grazie per tutto quello che fate.
Pierangelo, Domaso (CO) - via E-mail.
Care amiche, cari amici,
ma che bello ricevere messaggi così confidenziali e pieni di entusiasmo! È proprio vero che il mondo non è tutto-solo male, tutto-solo egoismo o menefreghismo. C'è anche tanta bontà e tanto impegno, e non solo da parte dei missionari, che ne hanno fatto una scelta di vita per vocazione divina. La bontà e l'impegno sono davvero universali: sono dovunque il buon seme riesce a trovare terreno buono e la giusta umidità per germogliare e venire alla luce. Grazie a Colui che semina e a coloro che si lasciano coltivare!
Altrettanto vero è che l'entusiasmo del bene, vissuto con semplicità, contagia e appaga anche gli altri che lo vengono a conoscere, magari per caso come è capitato all'amico Alfredo, o per decisione voluta come scrive Pierangelo. Il bello è che il contagio spinge a diventare "missionari": voler andare, voler ripetere l'esperienza, voler diffondere anche a tanti altri la "buona notizia", come la mamma che fa propaganda della nostra stampa, o come Alfredo che ha invaso youtube di spot sull'amico missionario p. Luigi Paggi (http://www.youtube.com/user/pomarossi).
Non mi resta che incoraggiare tutti a fare il bene e a contagiare di entusiasmo vicini e lontani, con ogni mezzo a nostra disposizione.
Con la benedizione di san Guido Conforti, auguri di bella estate!
p. Marcello, sx.








