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Padre Alex, saveriano sardo, è animatore missionario dei giovani e cappellano all'università di Salerno. Ha studiato teologia in Camerun, dove sta per tornarci.

Per quanto possa sembrare strano, negli ultimi cinque anni ho svolto il ruolo di cappellano all'università statale di Fisciano - Salerno, con la collaborazione di sacerdoti e laici salernitani.

L'obiettivo dei missionari all'università non è tanto quello di cercare adepti o scovare possibili vocazioni, ma provocare gli studenti a riflettere sullo studio come strumento per il bene dell'umanità: "non studio solo per me, ma per il mondo". Questa consapevolezza è valida per ogni facoltà e disciplina, e quindi per tutti gli universitari che desiderano contribuire a un mondo migliore.

Mancano i ponti per l'incontro

Sembra paradossale, ma proprio in questo periodo storico, dove le distanze si sono accorciate ed è più facile la comunicazione e il contatto tra i diversi popoli, si fa più fatica a "uscire" dalla propria cultura e dalle proprie certezze per andare incontro agli altri. La missione invita a essere costruttori di ponti che mettono in comunicazione e permettono l'incontro.

Attraverso dibattiti, video e testimonianze, i giovani studenti giungono a una conclusione: "Dagli africani possiamo imparare qualcosa, il mondo asiatico è ricco di insegnamenti, l'America latina è piena di vitalità...". Per portare un esempio, lo scorso anno abbiamo proposto lo slogan: "Parole e Parola: alla ricerca di un senso". La scelta non è stata casuale e questa tematica occupa la nostra attenzione, ancora oggi e sempre. Partendo dall'esperienza di animazione all'università e di contatto diretto con i giovani universitari, cerco di spiegarmi con quattro affermazioni o proposte.

Giovani che sono in ricerca

 "Voglio qualcosa di più", è un'espressione che ho sentito tante volte. È una "confessione" che i giovani fanno quando vengono a parlarmi. Da una parte fa pensare a un disagio che i giovani vivono: quello di non sentirsi pienamente felici. Dall'altra, è la dimostrazione che i giovani cercano pienezza nella loro vita, si rendono conto che quello che fanno non basta, sentono un vuoto che vogliono colmare.

La ricerca dei giovani è per una felicità che non è solo assenza di tristezza, ma pienezza di vita, felicità che fa stare bene. "Cerchiamo una felicità infinita. Non solo desideriamo essere felici, ma più felici e sempre di più", scrive Giuseppe Daminelli. Molti giovani compiono la ricerca in un cammino di spiritualità, dove possono lasciarsi interrogare ed entrare a confronto con una guida spirituale.

Giovani che vogliono formarsi

Tra gli universitari, c'è chi è impegnato in parrocchia o nelle associazioni, chi per vari motivi non prende più sul serio la vita di fede, e chi invece non ha mai fatto una scelta di fede. È soprattutto nel secondo e nel terzo caso che si fanno avanti giovani con frasi tipo: "Mi piacerebbe confrontarmi con te su tematiche che riguardano Dio, la fede, la chiesa...".

C'è quindi un desiderio da parte dei giovani universitari di conoscere, di informarsi anche sull'aspetto religioso. Proprio per questo, abbiamo iniziato a proporre incontri su temi di attualità, dove avviene spesso il confronto tra credenti e non credenti, tra convinti e non praticanti. Questi incontri sono utili per scoprire aspetti nuovi e interessanti che coinvolgono i giovani, portandoli al confronto e alla riflessione. In questo modo la cappella universitaria diventa anche luogo di formazione cristiana.

Giovani che riscoprono la fede

Un professore di giurisprudenza un giorno ha proposto all'equipe della cappella universitaria di fare la lectio divina nella sua facoltà, assicurando che lui stesso avrebbe invitato i giovani a partecipare. In un primo momento siamo rimasti un po' stupiti dalla richiesta. Il rischio era invadere un territorio che non ci appartiene: in università i giovani vanno a studiare, non a leggere la Parola di Dio.

Data l'insistenza del professore, abbiamo accettato e abbiamo constatato che anche se i giovani non erano tantissimi, l'iniziativa del professore rispondeva a un'esigenza vera, permettendo ai giovani di riscoprire l'unicità e la bellezza della Parola di Dio. Vari giovani mi chiedono: "mi aiuti a leggere e capire la bibbia?". Questo desiderio dei giovani ci ha portato a inserire nel programma della cappella universitaria la lectio divina almeno una volta la settimana.

Giovani che si interrogano

"Cosa vuole Dio da me?". Fino a qualche anno fa, c'era la convinzione che chi andava all'università aveva già le idee chiare, sapeva cosa fare nella vita. Oggi non è così. Un giovane che inizia l'università non sa ancora cosa farà della vita; anzi, è proprio in questi anni che uno si chiede quale sia la sua vocazione, cosa voglia Dio da lui. La presenza di un missionario può essere utile anche per aiutare i giovani a capire la chiamata di Dio e la scelta da fare.

Accompagnare i giovani nelle scelte di vita non è facile, ma il ruolo della guida è fondamentale e delicato. È in questa fase che il giovane decide chi essere per sempre, dove buttarsi e scommettere tutto se stesso. C'è chi scopre di aver sbagliato e non sa tornare indietro; c'è chi si trova sulla strada giusta, ma cerca qualcosa di più; c'è chi si trova in crisi totale e chi rimette tutto in gioco. È insistente l'invito che i giovani fanno in tanti modi: "Aiutami a capire cosa è meglio per me, cosa vuole Dio da me".

Una scommessa utile e apprezzata

Qualcuno afferma che la presenza di una guida spirituale all'università non serva a niente. Dalla mia piccola esperienza, posso affermare che invece la presenza di una guida spirituale possa essere di grande aiuto per i giovani universitari.

Molti di loro passano gran parte della giornata all'università. Sapere che, tra una lezione e l'altra, c'è la possibilità di pregare e meditare, di confrontarsi con il missionario o confessarsi, di chiedere consiglio e crescere spiritualmente, è un punto di appoggio importante.



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