Portare il vangelo ai giovani universitari
Cosa ci fa un missionario all'università? Perché parlare di missione in un luogo dove i giovani sono impegnati soprattutto a studiare? Missione e università: c'è un legame tra queste due realtà?
A primo impatto, sembra strano che un missionario si dedichi al mondo universitario, specialmente nelle università statali. È un mondo che sembra non avere niente a che fare con la missione in Africa, Asia, Oceania o America latina. In realtà, di legami tra missione e università ce ne sono tanti, e prima di tutto il fatto che ambedue sono caratterizzati dalla tensione verso l'universalità.
Già il Saverio aveva sentito l'esigenza di rivolgersi agli universitari perché mettessero il loro sapere a servizio degli altri. Anche noi saveriani oggi, sull'esempio del santo patrono, non possiamo non scuotere le menti e i cuori dei tanti giovani universitari a prendere atto delle doti che hanno e della missione della quale devono diventare protagonisti.
Potremmo anche dire che l'università oggi è da considerare "terra di missione", cioè luogo in cui è necessario risvegliare lo spirito missionario nei giovani, che sono il presente e il futuro del mondo. Essendo in un contesto laico, come missionari non ci mettiamo solamente a predicare il vangelo, a fare omelie o a confessare. Cerchiamo di comunicare una visione che è parte integrante del messaggio di Cristo, ma che può abbracciare chiunque: "ci sentiamo parte di una sola famiglia che abbraccia il mondo intero".
È la visione tipicamente missionaria.
In queste pagine, per limiti di spazio, presentiamo solo tre delle varie esperienze universitarie dei saveriani, in contesti molto diversi: in Italia, in Giappone, negli Stati Uniti. Sufficienti a dare uno "spaccato" del nostro impegno in questa bella sfida.








