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Indonesia – Continente frantumato ma ricco di Speranza

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Padre Sandro Peccati, originario di Bergamo, lavora già da qualche decennio in Indonesia: è tornato per qualche mese a casa sua dove vive ancora la mamma, più che novantenne, e ci ha parlato a lungo della sua missione. Qualcosa può interessare anche ai nostri lettori.

Come giudichi l'attuale situazione politica dell'Indonesia?

Qualche mese fa una forte scossa di terremoto ha scosso la parte occidentale della zona centrale di Sumatra, in Indonesia. Sono fenomeni che si ripetono ogni anno. I geologi dicono che tra tre o quattro secoli l'isola di Sumatra, sotto la pressione delle correnti dell'Oceano Indiano, si spaccherà in due o tre isole. Nel campo della politica questo fenomeno pare sia iniziato in anticipo a causa dei tanti venti di autonomia e di indipendenza. Dopo Timor Est è la volta della Papua occidentale, del Borneo, del nord di Sumatra (Aceh).

L'unità nazionale si sta frantumando sotto le scosse provocate dai 32 anni di malgoverno del regime di Suharto che ha portato sì dei miglioramenti nell'economia, nella sanità e nell'educazione, ma che ha concentrato purtroppo la ricchezza e il potere in poche famiglie, allargando enormemente il divario tra ricchi e poveri.

Dal 1965, dopo il colpo di Stato e la presa del potere, le forze politiche riconosciute furono concentrate nei tre partiti "governativo", "democratico" e "islamico" assai vicini a chi aveva in mano le sorti del Paese. Le elezioni, abilmente truccate, davano sempre la vittoria al partito governativo. Per 32 anni il Governo ha avuto sempre una stragrande maggioranza, per di più rinforzata dai militari che avevano di diritto un buon numero di seggi al Governo. Le opere realizzate nel settore della vita sociale (strade), dell'educazione (scuole) e della sanità (ospedali) si spiegano o come gesti che preparavano le elezioni o come tentativi per nascondere gli accordi interessati con le multinazionali.

L'esercito stesso, connivente col sistema, assicurava la stabilità e la protezione delle imprese e dei commercianti. A tutta questa corruzione non sono estranee connivenze, appoggi, finanziamenti di altre nazioni potenti del vicino Oriente e del lontano Occidente. L'accumulo di tutte queste tensioni, la presenza di persone preparate,  l'accresciuto livello culturale del popolo, la diffusione dei mass media e, non ultima, la Lettera Pastorale della Conferenza Episcopale per la Pasqua del 1997, hanno gettato luce su questa situazione ed hanno spinto enormi masse studentesche a chiedere per tutta la nazione una buona riforma istituzionale. Si è ottenuto così il ritiro di Suharto, che però, prima di dimettersi, è riuscito a prepararsi un successore nella persona del prof. Abibi. Questi ha guidato il Governo fino alle elezioni del 1999, dalle quali è risultato eletto democraticamente l’attuale presidente Gus Dur.

In tutto questo tempo come si è comportata la Chiesa?

Per parecchi anni la Chiesa ha preferito una certa collaborazione col Governo di "Democrazia guidata" del sistema Suharto, sia per evitare violenze e ritorsioni su opere e persone, che per ottenere determinati favori, secondo quello spirito feudalistico, residuo della colonizzazione durata in Indonesia per circa 400 anni e la cultura giavanese.

Solo in preparazione alla Pasqua del 1997, e prima delle elezioni, la Conferenza Episcopale arrivò a scrivere con proprietà, eleganza e coraggio quella Lettera Pastorale nella quale denunciava gli atti di corruzione , di violenza e di nepotismo da parte del regime che era al potere e arrivava anche a giustificare l'astensione dal voto nelle elezioni che erano imminenti.

Iniziarono da qui le ritorsioni violente e subdole contro la Chiesa e i cristiani: edifici sacri bruciati, vescovi e sacerdoti terrorizzati, e a Timor Est tanta violenza e persecuzione con distruzioni e uccisioni del tutto ingiustificate.

Attualmente come è visto il Governo in carica?

L'attuale Governo vuole giudicare le responsabilità di Suharto e dei suoi collaboratori, ma si trova contro il partito potentissimo di coloro che si sono arricchiti con quel malgoverno e fan di tutto per sostenere che ogni cosa funzionava meglio prima. Tutte le tensioni (tribali, religiose, sociali) sono occasioni buone per screditare il nuovo Governo, per procrastinare aiuti e investimenti, per rimandare a un domani più o meno lontano il risanamento della giustizia e dell'economia.

Come sarà il futuro?

Il nuovo Governo deve affrontare tanti problemi: l'economia del Paese, l'unità nazionale, l'autonomia delle province, il pluralismo etnico e religioso, la riforma socio -politica, la disoccupazione, e non ultimo il “problema di creare uno Stato democratico”.

Cosa può fare la Chiesa in una situazione così confusa?

Non trincerarsi, ma mettere a disposizione tutte le sue potenzialità per creare una convivenza fraterna e pacifica inserendosi e intessendo dialogo fra le parti sociali-politiche-religiose e agendo come elemento coagulante di comunione e di buona armonia. In questi ultimi anni la Chiesa indonesiana ha avuto i suoi martiri ed incomincia ad essere adulta.

La persecuzione non spaventa, essa può diventare occasione di testimonianza d'una fraternità universale e d'un sano patriottismo. Diventerà Chiesa d'Asia! Il cammino è ancora lungo e il lavoro di "fare discepole di Cristo tutte le genti" è quanto mai arduo, ma è possibile perché Lui, il Cristo, è con noi, ieri, oggi e sempre.



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