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In ricordo di p. Giovanni Pes: Era impossibile non volergli bene

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Il 12 agosto a Scano Montiferro (OR), nella sua casa di famiglia, è morto padre Giovanni Pes. Aveva 71 anni ed era tornato dal Congo lo scorso anno per curare una forma di tubercolosi polmonare.

Padre Giovanni Pes aveva trascorso solo il primo anno nella scuola apostolica dei saveriani a Tortolì. Un giorno, sua madre, durante il viaggio per andare a trovarlo, fu derubata dei dolci sardi che gli aveva preparato. Questo fatto convinse il padre a dirottare Giovanni al seminario di Bosa per evitare i pericoli di altri incontri infelici con qualche "bannitu" dal palato raffinato.

La devozione a Maria, Regina di tutti i santi

Dopo l'ordinazione sacerdotale, padre Pes ha lavorato come missionario 15 anni in Spagna, circa 20 anni in Congo e 10 anni in Italia, nelle comunità di Gallico (RC), Salerno, Piacenza e Taranto. La sua prima esperienza in Africa è iniziata nel gennaio del 1969. Il sogno dell'indipendenza del 1960 era stato interrotto dalla ribellione dei mulelisti nel 1964. Così subito dopo la liberazione coloniale la chiesa aveva dovuto affrontare la croce del martirio.

Padre Giovanni Pes è stato in Zaire anche negli anni '80, quando lì lavoravano ben otto saveriani sardi: p. Dorio Mascia a Shabunda, p. Giuseppe Ibba economo regionale, fratel Guglielmo Saderi factotum della casa saveriana, fratel Giuseppe Scintu architetto della casa dei novizi, e le saveriane Gemma Loi, Mercedes Murgia e Teresina Andria, che lavoravano agli ambulatori di Kiliba e di Luvungi, e padre Pes che è stato anche superiore dei saveriani in Congo. Qualche volta si ritrovavano assieme per parlare in limba sardo.

Il legame con la Sardegna è sempre stato vivo tanto che la diocesi di Alghero Bosa e la comunità di Scano Montiferro hanno aiutato a costruire la chiesa di Kaniola nel 1991, dedicata a "Maria Regina di tutti i santi". Padre Pes ha lavorato anche nella parrocchia di Chai, alla periferia di Bukavu, fin dal tempo della sua fondazione, in mezzo alla giovane popolazione emigrata dalla foresta in cerca di studio e lavoro.

Duttile, disponibile, creativo

Del periodo africano di p. Pes, il compagno di missione p. Ibba ricorda: "Giovanni aveva il dono di saper comunicare. Per lui era facile creare amicizie e coltivarle con il carattere entusiasta e gioviale che il Signore gli aveva dato. Questa capacità è stata il punto di partenza della sua attività missionaria. Ho ammirato Giovanni per la sua duttilità, ha imparato varie lingue (francese, spagnolo e ben tre lingue africane), e anche per la sua disponibilità ad accettare i servizi che gli venivano richiesti. Spesso p. Giovanni era chiamato ad affrontare situazioni difficili, dove solo la sua creatività e la sua preparazione potevano contribuire a trovare soluzioni soddisfacenti".

Racconta ancora p. Ibba: "Giovanni difendeva la popolazione, soprattutto le donne vittime di violenze. È stato parroco nella grande periferia di Bukavu, dove tutto era da inventare: comunità cristiana, strutture ecclesiastiche, movimenti giovanili, organizzazione delle scuole. Anche quando si è trattato di avviare una presenza saveriana a Kinshasa, ci si è rivolti a lui. I giovani, sui quali p. Giovanni aveva un grande ascendente, dicevano con orgoglio di essere stati battezzati o cresimati da "Jean Pes". Era convinto che l'annuncio del vangelo andasse di pari passo con la promozione umana".

La prova della malattia

Tornato in Sardegna per curare una continua febbre che i farmaci non riuscivano ad eliminare, gli era stata diagnosticata una grave malattia. Padre Pes ha vissuto il suo lungo calvario con coscienza e fede. Per alcuni mesi ha celebrato la Messa con gli arredi "portatili", che gli avevo prestato. Alla fine me li ha restituiti dicendo: "Mi tengo solo il Crocifisso". Ora la Madonna, venerata nel suo paese natale come "Regina di tutti i santi" e come tale fatta conoscere ai cristiani dell'Africa, accolga questo suo missionario nel regno dei cieli.



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