Vangelo, devozione e carità: Così ricordo il p. Pietro Grappoli
La sera del 5 agosto all'ospedale di Padang, in Indonesia, all'età di 82 anni, è morto p. Pietro Grappoli. Della stessa famiglia di Esine (BS), anche il fratello p. Franco è saveriano e lavora negli Stati Uniti. Chi scrive è stato compagno di studi e di missione di p. Pietro.
Ho conosciuto Pietro nel 1942 a Grumone (BG), quando stavamo per iniziare la 4ª ginnasio. Siamo stati compagni di studi fino all'ordinazione sacerdotale del 1953 a Piacenza e ci siamo imbarcati sulla stessa nave, con destinazione Indonesia. L'ultima volta che ho visto p. Pietro è stato nel 2003, quando a Padang abbiamo festeggiato insieme il nostro 50° di Messa.
Lo chiamavamo "il padre"
Eravamo molto amici, anche se diversi: lui con una bella voce e io stonato; lui espansivo e sempre entusiasta e io taciturno. Il suo atteggiamento "devoto" gli aveva fatto meritare il soprannome di "il padre". Ci ritrovavamo spesso insieme a raccontarci le nostre esperienze giovanili, a pensare a tante cose della vita e del nostro futuro.
Il pomeriggio del 25 gennaio 1961, p. Grappoli, p. Bagnara ed io ci imbarcammo sulla nave "Inarco" nel porto di Venezia. L'arrivo a Jakarta avvenne dopo 22 lunghi giorni di navigazione. Unico svago era lo sfogliare insieme la grammatica indonesiana; ma una nota diceva di imparare il suono delle consonanti direttamente dalla voce dell'insegnante; questo bastò per farci chiudere il libro. Con la presenza de "il padre" anche le ore concesse alla preghiera e alla meditazione erano lunghe...
Il promesso sposo!
Al nostro arrivo, p. Grappoli fremeva per giungere a Padang e riuscì a partire prima di tutti. Dopo una settimana, a p. Pietro giunse la notizia della morte del papà, restando orfano; la mamma infatti era morta vari anni prima e il papà si era risposato. Forse anche per questo dolore, p. Grappoli si ammalò e fu ricoverato in ospedale.
Andai a trovarlo con p. Bergamin. Ci supplicava di portargli il vocabolario, perché voleva sapere il significato della parola "kawin". Gli dissi che in italiano significa "sposarsi" e lui cacciò un urlo. Poi, con calma, mi spiegò che un'infermiera ogni giorno gli portava dei fiori freschi in un vaso. Pensando che li portasse a tutti i degenti, p. Pietro ricambiava il sorriso con un bel "grazie!". L'infermiera allora gli ripeteva "nanti kita kawin", che p. Pietro interpretava come, "poi io divento cattolica". E lui, felice e sorridente rispondeva: "Sì, sì, grazie!". Non so quali parole abbia poi trovato sul vocabolario per chiarire l'equivoco...
Amico dei più poveri
Quasi un anno dopo (il 5 gennaio 1962), p. Bergamin fu consacrato vescovo e il suo primo atto fu quello di leggere le destinazioni dei missionari. Ricordo che io rimasi molto male, perché mi aveva assegnato l'incarico di economo. In questo ruolo, ricorrevo spesso a p. Pietro. Quando non trovavo merce sul mercato o tardava ad arrivare dall'Italia, egli mi apriva il suo "magazzino" e potevo prelevare quanto mi serviva. Più che il "giovane provveduto" come lo chiamavamo, era come il "buon papà" di famiglia che a tempo opportuno dà a tutti il necessario.
A Sikakap, la missione nelle isole Mentawai, si era munito di tanti bravi catechisti. Li radunava ogni mese per istruirli sulla celebrazione domenicale nelle loro comunità cristiane. Fu molto apprezzata la traduzione del Nuovo Testamento in lingua locale. Si prendeva cura dei tanti poveri della zona e in particolare dei ‘beciai', i tassisti delle carrozze spinte a pedale. Li invitava a vedere il televisore nel centro parrocchiale.
La Madonna dei "preti cattivi"
Dopo tanti anni, p. Pietro Grappoli ed io ci siamo ritrovati a Padang nel marzo del 2003 per celebrare insieme il 50° di Messa. Volevo stargli vicino e non fargli sentire il peso delle conseguenze di un incidente stradale avvenuto nel 1992. Non dimenticherò mai le lunghe ore di colloquio e le visite ai malati dell'ospedale e al ricovero dei vecchi abbandonati, che egli sapeva tenere allegri e far pregare, di qualunque religione essi fossero.
Mi confidò di essere vivo per miracolo: una grazia ricevuta dalla "Madonna dei preti cattivi"! Si tratta della Madonna apparsa a una ragazza alle Tre Fontane di Roma nel 1947, con le lacrime sulle guance versate per "i preti cattivi".
Anche il giorno dell'incidente p. Grappoli aveva addosso quell'immagine. A Singapore, dove fu portato in elicottero, decisero di non staccare la spina e di provare un'altra cura, finché un'infermiera sentì che diceva con un filo di voce: "Ave Maria! Ave Maria!".
Quando gli manifestavo la mia frustrazione, lui mi ripeteva: "Davanti a Dio non vale cosa facciamo, ma come lo facciamo; ciò che vale non sono le nostre opere, ma noi stessi per il regno di Dio e per i fratelli". Sono certo che egli ha praticato questi suoi pensieri, non solo nella sua intensa attività missionaria, ma anche dopo l'incidente subito: tra i malati e gli anziani lui si trovava "alla pari".
Il nostro fondatore beato Conforti direbbe che p. Pietro è stato "l'uomo della missione, a cui tutto di se stesso ha fatto convergere".








