In quel volto, tutti i volti
LA PAROLA
1In quel tempo, quando non c’era un re in Israele, un levita, che dimorava all’estremità delle montagne di Éfraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda.2Ma questa sua concubina provò avversione verso di lui e lo abbandonò per tornare alla casa di suo padre…3Suo marito si mosse e andò da lei, per parlare al suo cuore e farla tornare. Aveva preso con sé il servo e due asini(…) 4Quando il padre della giovane lo vide, gli andò incontro con gioia e lo trattenne… Il quinto giorno, 9il padre della giovane gli disse: “Ecco, il giorno volge a sera: state qui questa notte…”. 10Ma quell’uomo non volle passare la notte in quel luogo; si alzò, partì con i suoi due asini sellati, la sua concubina e il servo… 14Il sole tramontava quando si trovarono nei pressi di Gabaa. 15Il levita entrò e si fermò sulla piazza della città, ma nessuno li accolse in casa per la notte... 21Quand’ecco un vecchio li condusse a casa sua…
22Mentre si stavano riconfortando, alcuni uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando fortemente alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: “Fa’ uscire quell’uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui”. 23Il padrone di casa uscì e disse loro: “No, fratelli miei, non comportatevi male…”. 25Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e la violentarono tutta la notte e la lasciarono andare allo spuntar dell’alba. 26Quella donna sul far del mattino venne a cadere all’ingresso della casa dell’uomo presso il quale stava il suo padrone, e là restò finché il giorno fu chiaro. 27Il suo padrone si alzò alla mattina, aprì la porta della casa e uscì per continuare il suo viaggio, ed ecco che la donna, la sua concubina, giaceva distesa all’ingresso della casa, con le mani sulla soglia. 28Le disse: “Alzati, dobbiamo partire!”. Ma non ebbe risposta… (Giudici cap. 19)
Una storia antica, forse un racconto per spiegare remote rivalità. Storia di un amore che sembrava amore. Un lungo viaggio aveva condotto la giovane dalla casa di suo padre a quella di quest’uomo; viaggio carico di sogni presto delusi. Meglio allora tornare, come la colomba di Noè, al luogo sicuro di partenza.
Sicuro, si fa per dire. L’uomo torna, parla al suo cuore con gli accenti dell’amore di un tempo e la giovane riprende a sognare. Il padre non riesce più a trattenere l’uomo, che parte con la figlia, il servo e i due asini sul far della sera.
Arriva alla città dei vampiri. Il vecchio che li accoglie supplica l’orda che circonda la casa: cederebbe in cambio sua figlia adolescente, ma essi vogliono l’uomo, l’ospite. E il sacrificio si compie. La donna amata è gettata fuori, in pasto all’orda. “Il padrone” la troverà al mattino, morta, con le mani verso la soglia, come un’ultima muta supplica.
Quel luogo si chiamava Gabaa (collina), nome che riappare più volte nella Bibbia. Lo si ritrova, sotto la forma Gabbatà, anche nel racconto della passione di Gesù: «Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato in ebraico Gabbatà (lastricato)… Pilato disse ai giudei: “Ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via! Via! Crocifiggilo!”… Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso» (Gv 19,12b-16).
La donna, gettata fuori dal marito per salvare se stesso, porta su di sé il male destinato a lui. Gesù è gettato dal suo popolo su quel pavimento di pietra e nel suo silenzio porta su di sé le colpe di un’umanità sfigurata dal male. Egli raccoglie dai fondi della storia tutti i corpi e i cuori calpestati dalla malvagità umana, abbracciando nel suo silenzio scelto tutti i silenzi imposti.
Si lascia sfigurare, perché l’umanità ritrovi un volto umano e risplenda della luce di Dio.
Da quel giorno, tutti i corpi trafitti hanno in Gesù più che un riscatto, più che un tardivo recupero. Sono la permanenza nella storia del mistero di un Dio che, identificandosi con la persona più abbandonata, porta con lei e in lei il peso schiacciante della malvagità e diventa principio di salvezza per il mondo intero.
A tutti gli umiliati del mondo, ai poveri possiamo accostarci solo con riverenza.
Chiedendoci come porre fine alla nostra complicità con il male, che continua a gettare donne e uomini fuori della porta.








