In Brasile, sono nato un’altra volta
Sono nato a Montiano (FC) nel lontano 1941. Sono sbarcato in Brasile, in Amazzonia, durante gli anni della dittatura militare, in cui era schiacciato ogni tentativo di giustizia sociale e di organizzazione popolare. La chiesa, accogliendo il Concilio Vaticano II e adattandolo alla realtà latino americana (nei documenti di Medellin e Santarem), stava cominciando a sposarsi con il popolo, dopo secoli di matrimonio con le élites dominanti.
Erano gli anni in cui la famiglia saveriana stava passando da una evangelizzazione “parrocchiale” (catechesi, sacramenti, sostegno materiale e spirituale, costruzioni ecc.) all’aiuto dei poveri, investendo nelle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), nella Bibbia nelle mani della gente e nella difesa dei diritti umani (terra, casa, lavoro e dignità per tutti, uomini e donne).
Le Cebs, nuovo modo di essere chiesa, sono ancora molto vive. Sono nate per cambiare e rinnovare, unendo mistica e rivoluzione, fede (Parola di Dio) e vita (impegno), annuncio e denuncia, in vista di una chiesa di fratelli e sorelle, più democratica e partecipativa. Questo dà fastidio, poiché mette in discussione, rompe schemi secolari di cristianità, di centralizzazione, di clericalismo. Perciò si cerca di arginarlo e fermarlo. Il 90% delle Cebs del Brasile si riunisce, la domenica, senza Eucaristia: non ci sono preti! In esse l’impegno sociale è parte essenziale dell'evangelizzazione.
Questo Brasile e questa chiesa mi hanno consacrato presbitero, facendomi nascere di nuovo. La pastorale della chiesa brasiliana non lavora solo secondo fasce d’età, ma secondo le categorie sociali: Terra, pescatori, indios, operai, detenuti, malati, migranti, maestri, universitari, Diritti umani, bambini di strada, donna, gruppi sociali, impegno politico con il movimento “Fede e Politica” e tanto altro…
I saveriani in Amazzonia sono una trentina e hanno destinato a tempo pieno tre di loro alla pastorale indigena, tre alla pastorale sociale, tre all’animazione missionaria. Tutti collaborano anche con le pastorali tradizionali dei confratelli inseriti nelle parrocchie. Il mio campo specifico è sempre stato la formazione degli animatori delle CEBs e la pastorale sociale. Da 12 anni sono inserito nella Commissione Pastorale della Terra (CPT) nell’Alto Xingu, nel sud dello stato del Pará. Lavoro in una équipe di 5 persone, che comprende 3 laici e due presbiteri.
La CPT sostiene la gente che vive sulla e della terra. È una pastorale sociale che difende la natura, madre terra, le persone: i minacciati di morte, quanti cercano di salvare l’ambiente, di sradicare il lavoro schiavo, quanti attuano nelle associazioni e cooperative di piccoli agricoltori, in favore dei diritti umani. Costoro soffrono minacce e violenze fin dai tempi in cui i portoghesi diventarono padroni e colonizzatori.
Le minacce più forti sono il lavoro in schiavitù, la violenza dei latifondisti sui contadini; gli assassinii di leader sindacali e di chi si impegna per la riforma agraria; l’impunità per chi ruba le terre ed espelle con violenza le famiglie; le liste dei minacciati di morte; il saccheggio della foresta per dare spazio al bestiame e alla produzione per l’esportazione (soia, ricino, canna da zucchero, granoturco…).
I nostri più grandi avversari sono gli industriali del legname, i latifondisti produttori di carne, soia, mais, cotone, canna da zucchero, olio di palma africana, le imprese minerarie (nazionali e multinazionali), quelle che costruiscono centrali idroelettriche e, attualmente, il governo federale. Sentiamo vivo l’appoggio degli impoveriti, che gridano per avere giustizia e dignità, e della Chiesa brasiliana, da tempo in prima linea nella pastorale sociale. Si cerca di trasformare non solo le persone, ma anche le strutture di peccato e di morte che impediscono la vita piena e abbondante per tutti. E se le minacce e le difficoltà non mancano, molto meno mancano la fede e la speranza che un altro mondo e un’altra chiesa sono possibili, anzi urgenti.







