In ascolto dei giovani sardi: Per scoprire il sogno di Dio
Padre Marco Ballabio, per più di dieci anni missionario in Colombia, è ora nella comunità saveriana di Cagliari. Sostituisce p. Antonio Belardelli in partenza per il Congo.
Dopo tredici anni di servizio missionario in Colombia, sono ora chiamato a condividere le gioie e le sofferenze di un cammino di fede e di animazione missionaria e vocazionale nella chiesa italiana e precisamente in Sardegna. Ecco alcune mie riflessioni... a caldo.
Ricordo le cose belle
Il mio cuore sarà sempre pieno delle gioiose esperienze vissute con il popolo colombiano, gente martoriata, che ho tanto amato. Quante celebrazioni eucaristiche, sempre animate da giovani e adulti che partecipavano con slancio e devozione! Quante ore passate in confessionale, dove uno sperimenta e tocca con mano la misericordia di Dio e il suo amore infinito per l’uomo! Quanti incontri di animazione e di condivisione sulla parola di Dio con i gruppi di evangelizzazione; quanti incontri giovanili pieni di gioia e trepidazione! Certo, ho provato anche delusioni: non possono mancare, perché fanno parte della vita; ma le ho già cancellate, perché solo ciò che è bello e buono merita di essere ricordato.
Ho gioito delle gioie della gente e sofferto per le loro difficoltà. Sinceramente, ho cercato di essere uno di loro; mi sono sforzato di essere per loro come un padre, un fratello e un amico. Ho cercato di ascoltarli e di comprenderli. A mia volta, sono stato ascoltato e compreso da loro, anche nelle mie immancabili debolezze.
Voglio ascoltare i giovani
Oggi mi trovo a vivere la mia consacrazione alla missione qui in Sardegna, con l’incarico di fare l’animatore vocazionale. Si sente parlare molto dei giovani, magari per sottolinearne gli aspetti negativi; ma si parla poco con i giovani, per scoprire e apprezzare gli aspetti positivi e i valori che hanno. Troppe volte si pensa di sapere tutto di loro. In questo modo, c’è il pericolo di diventare come i burattinai, che tirano i fili, sicuri di far fare alle marionette le mosse giuste, perché questo è il loro mestiere! Magari siamo anche convinti di agire per il loro bene e per il bene della chiesa.
Alcuni giovani sembrano privi di personalità, incapaci di prendersi le responsabilità; sembra che non sappiano camminare senza che qualcuno decida per loro in quale direzione andare... Ci sono anche giovani che hanno il coraggio di rispondere alla chiamata di Gesù, di lasciare tutto per seguire Lui.
Incontrarli con l’atteggiamento di chi vuol ascoltare è faticoso, ma si può percorrere questa strada insieme. I burattinai non sono veri educatori, ma solo domatori. Gli educatori, invece, sanno ascoltare. Perché solo ascoltando, si possono scoprire gli aspetti positivi e negativi, e aiutare i giovani a valorizzare quelli positivi e a correggere quelli negativi.
Insieme verso la vetta
Le famiglie e le comunità parrocchiali hanno un ruolo importante nel cammino missionario universale. Anche oggi la missione è soprattutto primo annuncio del vangelo a coloro che non conoscono Gesù. Alle porte delle nostre comunità, cristiane da millenni, sta bussando molta gente, che ci rilancia nella sfida missionaria sul nostro stesso territorio. È una sfida che fa riecheggiare in ogni comunità il comando di Gesù: “Andate in tutto il mondo e annunciate il mio vangelo”.
Non affronterò questa sfida da solo. Sono convinto che ci sono giovani che vorranno impegnarsi a scoprire il sogno che Dio ha su di loro.
Sono certo che molte persone gioiranno, soffriranno, pregheranno, affinché insieme possiamo arrivare alla vetta del “monte del Signore”.







