La mia Africa è qui
L’esperienza di una giovane che vuole restare anonima. Ma il sogno è che altre e altri seguano l’esempio
Avevo “dirottato” le mie vacanze in Ruanda. L’incontro con questo popolo mi fa guardare all’Africa in modo diverso.
Penso a Joseline, che a 6 anni si è arresa per denutrizione; penso a maman Mariam, una donna musulmana che da una vita cura i suoi 108 figli adottivi, orfani per l’Aids e la guerra...
Tornata a casa, sento una forza in più, una carica che mi fa muovere in cerca del “mio” Ruanda qui in Italia. Organizzo una pesca, una serata in memoria del genocidio, per dare vita alle vittime di un sistema ingiusto. Ma un giorno vengo a sapere un numero: 120 stranieri abitano nel mio paese di 2.000 abitanti. Non ci credo! “Dove sono tutti? Com’è possibile che non li conosco, che non ho mai visto tutte queste persone, per la maggior parte dell’Africa, la terra che amo tanto?”.
Inizio le “indagini”; voglio conoscere, vedere con i miei occhi.
Ahmed viene dell’Algeria, ha quattro figli. Mi invita a casa per farmi conoscere la sua famiglia. Col passare del tempo, Ahmed e la moglie Jamila mi accolgono come una figlia; la domenica mi invitano a mangiare il cous cous. Poi ci sono Pedro e Julienne, al nono mese di gravidanza: la sua quinta bambina si chiamerà Naomi. Julienne dice che avrebbe piacere, il giorno del parto, se qualcuno le stesse vicina.
Ora a seguire gli stranieri siamo una ventina di persone. Abbiamo organizzato un Natale etnico per tutti i bambini e i genitori del paese. Altri stanno organizzando il corso d’italiano. Ormai, agli occhi di tutti, sono “l’amica degli stranieri”. I famosi 120 stranieri ora hanno un volto, un nome: sono tutti amici.
E la mia Africa? In tanti si occupano di lei; ma dei suoi figli lontani per ora devo occuparmi io. Ora la mia missione è qui.
Basta imboccare la strada e cominciare a muoversi, anche se non so dove mi porterà.








