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Il bene tende sempre a comunicarsi; ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa di espandersi e ogni persona acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri”. Non so se Lucia abbia mai letto queste parole di papa Francesco, certamente le ha sempre avute nel cuore.

Don Enzo, parroco a Pej di Zerba, ha accompagnato il cammino della sua parrocchiana, Lucia Marcheselli, invitandola a guardare oltre i suoi orizzonti. Del resto da Pej, dai suoi 1500 metri di altitudine, è materialmente più facile guardare lontano.

Anche quest’anno, come fa ormai da anni, accompagnata da don Enzo e da me, ha preso il volo per il Brasile. È facilmente intuibile quali pensieri l’abbiano accompagnata in questo volo transoceanico. La vita si rafforza donandola, anzi cresce e matura nella misura in cui la doniamo per gli altri.

Dieci ore di volo e suor Armida

Dopo 10 ore di volo, l’aereo della Air Europa inizia la discesa verso l’aeroporto di Salvador di Bahia. Ad attenderci troviamo suor Chiara Ameglio di Assisi, che da più di trent’anni ha fondato e segue numerosi centri di accoglienza per bambini di strada. Insieme (Lucia, don Enzo, suor Chiara ed io), prendiamo ancora il volo per São Luis, per visitare il primo centro dal nome quasi irridente, se si pensa all’ambiente in cui è inserito: “Villa Caffeteira”. Siamo in una favela, una delle tante di cui è “ricco” il Brasile:

la solita visione di strade sconnesse, baracche tirate su in qualche maniera e tanta gente; donne soprattutto che vanno e vengono non si sa da dove e bambini, tanti bambini, organizzati a gruppi per garantirsi il dominio dei quartieri.

Lì, come un’oasi nel deserto, sono stati costruiti, a relativa distanza l’uno dall’altro, due centri di formazione per bambini: uno con 1.800 ragazzi, il secondo con 700. Sono tenuti in piedi da una coraggiosa suora italiana di Como. Il suo nome è Armida, 53 anni, sola a portare avanti questa impresa quasi impossibile. Ascoltiamo la sua commovente storia, con qualche lacrima. Se non è lei la donna forte della Scrittura chi può mai esserlo? Grande Armida, il Signore ti benedica e ti sostenga.

Una croce sulla strada di Buerarema

Tutto parte da lì, da una croce posta ai margini della strada, che porta a Buerarema, dove si è consumata la vicenda umana di un grande, intraprendente sacerdote, p. Josè Carlos, parroco della cittadina.

A 42 anni (aveva quell’età quando è morto in un tragico incidente nel 2009), tante erano le cose che aveva lasciato incompiute, tra cui il sogno di costruire un centro di accoglienza per i bambini bisognosi, alla periferia della città. Quel progetto viene accolto da un gruppo di persone di Buerarema. Nasce l’Associazione "Casa da Criança p. Josè Carlos".

Lucia e don Enzo, che già da anni avevano sostenuto l’opera di questo generoso sacerdote, vogliono portarla avanti.

Assieme ad un gruppo di sette collaboratori fondano l’associazione Agape con sede a Pej di Zerba.

Ora la costruzione della casa è quasi ultimata, manca il quarto blocco, una struttura di emergenza che sarà adibita a dormitorio.



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