Il valore di cultura e accoglienza
Continuiamo la presentazione dei volontari che collaborano o hanno collaborato con i saveriani di San Cristo, a Brescia. Ecco le domande che abbiamo posto. Come hai conosciuto i saveriani? Di cosa ti occupi? Qual era la tua professione? Con chi hai stretto un legame? Cosa ti dà questo servizio? Chi non è stato ancora contattato o non è passato in redazione e ha voglia di raccontarsi un po’, può chiamare lo 030 3772780. Vi aspettiamo! I volontari di questo numero sono marito e moglie: Massimo Ciampolini ed Ermida Zerbini.
Ho 81 anni e sono arrivato dai saveriani per puro caso. Passeggiavo in via Musei e un giorno ho notato la bellissima chiesa di S. Cristo. Però, mi sono deciso a salire una volta in pensione (ho fatto l’insegnante di Lettere). Era il 2006 e sono stato accolto benissimo. P. Giannattasio mi ha proposto di collaborare in portineria. Ho conosciuto tante persone, molte delle quali bisognose. Ho fatto amicizia con i saveriani della comunità, tutti sempre molto gentili con me. Ricordo, in particolare, l’economo p. Romano Didoné (burbero solo in apparenza, ma dal cuore d’oro), p. Giuseppe Tanfoglio (condividevamo la passione per il latino, era una persona buona, si stava bene in sua compagnia). Poi, mi hanno proposto di affiancare il gruppo che riordinava biblioteca ed emeroteca. Ci siamo messi a lavorare con grande passione. Ho partecipato anche a incontri e convegni. Mi sono trovato bene; quindi, continuerò finché il Signore me lo consentirà.
Questo servizio mi rende molto felice, perché faccio qualcosa per gli altri. L’ambiente è molto bello, si respira cultura, i temi trattati sono interessanti, ci sono molti libri. A proposito di libri, cito p. Gianni Zampini che mi ha introdotto alla Biblioteca. Mi dispiace sia stata chiusa (un errore!) la Libreria dei Popoli che aveva dei testi unici, non solo dal punto di vista religioso (M. Ciampolini).
Insegnante elementare fino al 2007, ho iniziato da subito a collaborare con i saveriani, conosciuti grazie a mio marito Massimo che veniva qui. Già, accompagnavo diverse scolaresche alle mostre allestite a S. Cristo, partecipando anche ai laboratori. Ho trovato subito ciò che mi piaceva. E anch’io ho iniziato subito con le mostre. Ero incaricata di prendere le prenotazioni e in più collaboravo ai laboratori. Mi sembrava di proseguire un po’ con la scuola, un lavoro che ho lasciato con dispiacere perché l’ho sempre fatto con passione. Così, ho sentito meno la nostalgia. In più, ho instaurato delle belle amicizie con volontarie e volontari. Le mostre sono state importanti e partecipate (anche l’ultima dell’Amazzonia fermata dal Covid-19 nel 2020). Sono arrivati migliaia di ragazzi e centinaia di insegnanti. Chiusa quest’esperienza, con Angelo Schinetti ho iniziato il lavoro per la catalogazione e la sistemazione dell’emeroteca, riviste in particolare. In biblioteca, ora, mi occupo delle etichette dei libri. Sono l’unica donna di questo team, ma mi sono sempre sentita ben accolta, rispettata e stimata. Questo servizio mi distrae dalle difficoltà e dalle preoccupazioni, mi ha riempito il vuoto lasciato dalla scuola, mi ha arricchito dal punto di vista personale e culturale. Anch’io ho partecipato all’accoglienza durante i convegni di “Missione Oggi”. Era un piacere notare la vivacità che animava questi chiostri e che, in modo diverso, c’è ancora. Consideriamo la nostra presenza qui come un impegno. Nei saveriani abbiamo trovato un’accoglienza e un rispetto diversi, anche dei non cristiani (E. Zerbini).







