La nuova casa di Vicenza, quando è stata costruita, aveva lo scopo di accogliere i missionari anziani autosufficienti. Col passare degli anni, sono ospitati anche i non autosufficienti che necessitano di cure più attente. La giornata è scandita. Li svegliamo e provvediamo alla cura igienica. Seguono l’Eucaristia e la colazione. A mezzogiorno, è servito il pranzo. Dopo il riposino pomeridiano, si vive il pomeriggio con alcune attività fino alla cena e alla sistemazione a letto per la notte. Il servizio ai malati richiede una presenza inderogabile; non si può scappare. Li accompagniamo alle visite per i vari controlli ed alcuni vanno seguiti anche nella preparazione delle medicine. C’è bisogno di molta pazienza e tatto, perché si sentono prigionieri non più in grado di fare ciò che facevano. C’è da fare un percorso di accettazione della condizione di inoperosità, stanchezza e depressione dovuta alla malattia. La natura umana a volte contrasta con l’essere uomini di Dio. Ma è bello accompagnarli in questa importante tappa della loro vita. È un cammino che si fa insieme nel rinnovamento continuo, riconoscendo in loro “la carne di Cristo sofferente”.