Il saveriano padre Pietro Uccelli verso la gloria degli altari
Introdotta la causa di beatificazione
Dopo più di 40 anni dalla morte, i Saveriani hanno deciso di chiedere al vescovo di Vicenza di aprire il Processo di canonizzazione di padre Pietro Uccelli. Ne sono stati sollecitati - anzi quasi spinti "a forza di popolo" - dalla gente di Vicenza; perché i vicentini non hanno mai dimenticato "il loro Santo". Essi lo ritenevano tale, e le visite devote alla sua tomba sono continuate ininterrotte dall'ottobre 1954 ai nostri giorni.
Sono persone singole che vengono ad esprimere riconoscenza a p. Uccelli per grazie ricevute durante la sua vita o dopo la morte, o per chiedere conforto e favori dal Cielo. Sono coppie di sposi con i loro figli che chiedono benedizioni e protezione dal loro intercessore. Talvolta gruppi devoti, bisognosi di fermarsi davanti alla tomba e ricordare quanto di p. Uccelli hanno veduto o udito. Spesso lasciano nel Registro dei Pellegrini il segno del loro passaggio: un'invocazione, un saluto, un ringraziamento.
Proprio come se fosse ancora vivo e fosse lì ad ascoltarli. Di questa "processione alla tomba" rimasero impressionati i rettori che si sono succeduti nella casa saveriana di Vicenza in questi anni recenti: i padri Modesto Todeschi, Ettore Fasolini e, ultimo, Luigi Brioni. Tutti confratelli che non avevano conosciuto p. Uccelli e l'avevano forse appena sentito nominare, perché entrati già sacerdoti tra i saveriani - Todeschi e Brioni - erano partiti quasi subito per le missioni. Furono essi a sollecitare i superiori perché venisse aperta la Causa di Beatificazione. Perché tanto ritardo? Forse i Saveriani non credevano alla santità di p. Uccelli? Sì, ci credevano, ma, come tanti cristiani del dopo Concilio, molti tra loro si dicevano: "Che bisogno c'è di proclamarlo Santo?".
Non riflettevano che Dio vuole essere glorificato nei suoi Santi; perché essi non sono frutto degli sforzi umani, ma sono semplicemente i Capolavori dello Spirito Santo, il quale suscita nella Chiesa i suoi Luminari e fa risplendere nel cielo gli Astri più luminosi.
Una lampada accesa
Più modesto è il titolo che p.Ettore Fasolini ha apposto al libro da lui scritto e che è appena stato pubblicato, nel quale racconta la vita di p. Uccelli. Anziché Lumiare o Astro; egli lo indica semplicemente come una Lampada accesa. Del resto il titolo è sufficiente a qualificare quel piccolo prete calvo, con una barbetta bianca che richiamava l'immagine d'un vecchio saggio cinese. Era vissuto in Cina tredici anni, nel periodo che vide la caduta dell'Impero e il sorgere della Repubblica, ed era poi vissuto a Vicenza per i restanti 35 anni, dove era conosciuto come l'Apostolo della montagna.
Vicenza ha visto passare il Padre per i suoi vicoli, in groppa alla sua vecchia bicicletta, e i paesi dei dintorni ne hanno sentito le prediche ardenti di amore di Dio. Dovunque era chiamato a benedire gli infermi o a riconciliare i peccatori. A questi portava il perdono di Dio e la pace del cuore, a quelli - gli ammalati - recava la parola della rassegnazione e del conforto e anche talvolta la grazia della guarigione.
In un suo precedente volume p. Ettore Fasolini non aveva voluto sottolineare quest'aspetto piuttosto singolare della figura di p. Uccelli, perché - diceva – la santità non consiste nei miracoli. Ma dopo l'apertura del Processo ecclesiastico, ora che ha potuto ascoltare e leggere tante testimonianze di persone riconoscenti, l'autore è rimasto sorpreso dalla quantità e straordinarietà dei fatti in cui appare evidente il dito di Dio: il Dio mirabile dei suoi Santi!
In questa nuova biografia p. Ettore non ha potuto quindi non parlarne: ha alquanto sintetizzato il racconto degli anni trascorsi in Cina da p. Uccelli, per soffermarsi nella seconda parte sulle "meraviglie di Dio" compiute attraverso p. Pietro a Vicenza.
Già p. Ermanno Zulian, nel suo volumetto La gioia di fare il bene - Fioretti di padre Uccelli (ristampato in edizione illustrata) aveva raccolto vari episodi della vita di p. Uccelli a Vicenza. Ma ora il Processo Diocesano sta raccogliendo una fioritura straordinaria di grazie attribuite all'intercessione di p. Uccelli.
La ristrutturazione della Cappella
Con l'apertura del Processo, si è sentito il bisogno di restaurare la cappella dove riposa il corpo di p. Uccelli. Si tratta della chiesetta seicentesca dedicata a San Pietro d'Alcantara, prospiciente viale Trento. Le infiltrazioni d'acqua del vicino canale hanno prodotto cedimenti del terreno e crepe nei muri. Il progetto di restauro prevede di deporre la tomba sulla parete sud, in modo che chi entra nella porta laterale, abbia a scorgere subito la tomba del Servo di Dio.
In occasione dei lavori fu esumata la salma, che fu trovata in buona conservazione. Il corpo è intatto e flessibile, anche se alquanto mummificato; il volto conserva le linee fisionomiche di un tempo. Il Processo riprenderà a settembre le sue Sedute, mentre l'Istituto e la diocesi di Vicenza si preparano a celebrare, il 29 di ottobre, il 44mo anniversario della morte di p. Uccelli in attesa che la santa Chiesa proclami quel giorno il "Dies Natalis" del Servo di Dio: il giorno della sua nascita in Cielo.








