Il safari lungo la riva del lago
Era chiamato - e lo è ancora oggi - Ubwari quel tratto del lago Tanganika che, partendo dalla missione saveriana di Baraka, arriva fino al confine con la regione geografica del Katanga (noi saveriani viviamo e lavoriamo soprattutto nella regione del Kivu).
È un tratto di costa lungo circa 120 chilometri, con tanti villaggi di pescatori lungo le rive.
Molti di questi villaggi - 35 per la precisione - erano abitati da cristiani che noi andavamo a trovare due volte l'anno: in avvento per la preparazione del Natale, e in quaresima per la preparazione della Pasqua.
In barca due volte l'anno
Preparavamo un calendario delle visite e lo facevamo pervenire alla gente dei villaggi attraverso postini d'occasione: pescatori, commercianti, cristiani che andavano o venivano da quelle parti. Quindi, verso la fine di novembre o ai primi di dicembre, mettevamo a punto la nostra barca - si chiamava "Sebyera" -, e partivamo per un safari che sarebbe durato circa venti giorni.
Prevedendo le condizioni in cui ci saremmo trovati negli ultimi giorni di questo faticoso safari, io preferivo iniziare dalle comunità più lontane e poi, pian piano, risalire verso quelle che si trovavano più vicine alla missione.
Nell'ultimo safari abbiamo trascorso venti giorni in barca. Lo ricordo molto bene. Come prima tappa, dopo dieci ore di navigazione, ci siamo fermati a metà strada pernottando in una comunità, sempre molto accogliente. Il villaggio si chiama Kazima. Sveglia alle 4 del mattino e via in acqua per altre 10 ore, fino a Talma. Si tratta, appunto, del villaggio più lontano da Baraka, sotto la nostra responsabilità pastorale.
Cosa facevamo nei villaggi
Normalmente rimanevamo in ogni villaggio per una giornata intera. La nostra visita si svolgeva secondo uno schema preciso. Prima di tutto, c'era il saluto a tutte le autorità presenti nel villaggio: civili, militari e religiose. Siamo sempre stati in buoni rapporti con tutte le autorità e rispettosi del loro ruolo, anche se chiaramente cercavamo di far capire che non condividevamo certi loro metodi di intervento sulla popolazione locale.
La visita del missionario era sempre apprezzata da tutti, a prescindere dal credo religioso professato dalla gente del luogo.
Quindi, accompagnati dal responsabile della comunità, procedevamo alla visita di ammalati e anziani, per passare poi alla valutazione della catechesi con qualche domandina ai ragazzi, per verificare il loro grado di apprendimento.
Il mistero del catechismo
A questo punto del racconto, ci tengo ad aprire una parentesi. Le prime volte che facevo il safari sul lago Tanganika notavo che il quaderno delle presenze al catechismo aveva qualche stravaganza. Per 15 giorni nessuna presenza al catechismo; poi, 15 giorni di presenza, tutti di seguito.
Noi missionari avevamo raccomandato di fare il catechismo due volte la settimana per circa un'ora, con costanza. "Come mai questo tipo di assenze e di presenze?", ho domandato un giorno. "Padre - mi hanno risposto - lei dimentica che qui siamo in un villaggio di pescatori, e quando non c'è la luna si va a pescare... Anche i bambini accompagnano i loro genitori, se non altro per buttar fuori l'acqua dalla piroga. Perciò, durante i giorni della pesca, non c'è catechismo. Si recupera nei giorni della luna piena". A dire il vero, non avevano tutti i torti.
La visita ai villaggi proseguiva con l'incontro con i fidanzati, gli sposi e con altre persone che volevano parlare al missionario, per spiegare i loro problemi. Dopo la celebrazione della Messa, sempre molto viva, al ritmo del tamburo e al passo di danza, c'era la cena con i cristiani a base di pesce (molto buono), fagioli o riso, bugali e sombe, cioè polenta di manioca e foglie cotte, sempre di manioca. Si pernottava nel villaggio e poi, al mattino presto verso le 5, eravamo nuovamente sulla nostra Sebyera - la barca, appunto - per raggiungere il villaggio successivo.








