L'Emmanuele in Africa: Gesù era già nato a Kathantha
Durante l'avvento, per la prima volta dopo anni, mi sono inoltrato in una zona dove non avevo mai potuto andare prima. La missione di Kamabai comprende più di 50 piccole comunità cristiane. Molte di queste sono raggiungibili solo dopo lunghi cammini a piedi, sopra ponti barcollanti fatti di bambù o tronchi di palma, attraverso paludi coltivate a riso o arrampicandosi su colline scoscese.
La nuova capanna di fango e paglia
Dopo un viaggio di 50 chilometri sulla strada principale, lascio la landrover all'inizio di una serie di paludi e mi metto in cammino, accompagnato da alcuni cristiani che portano il necessario per la Messa. Al villaggio di Kathantha mi accolgono con grande festa e mi mostrano con orgoglio la nuova chiesetta: una capanna di fango e paglia che hanno costruito con le proprie mani. L’hanno adornata con vari simboli cristiani e con un'immagine della Madonna, pitturata da un artista del luogo.
A Messa ci sono un centinaio di persone. Cantano, pregano e suonano i loro strumenti con tanto entusiasmo. Il catechista Emanuel mi presenta la comunità, compreso il capo del villaggio, che è musulmano ma ha voluto unirsi a noi per la preghiera comune in questo giorno di festa.
Arrivano altri inviti
Dopo Messa, stavamo per partire, ma ci hanno fermati, quasi offesi, perché avevano preparato per noi il pasto. Durante il pranzo, ecco arrivare ancora gente, un gruppo dopo l'altro, fino a raggiungere una cinquantina di persone. Chi sono? Da dove vengono? Cosa vorranno? Mi domandavo…
Venivano da Kadala, un villaggio a circa sette chilometri di distanza. Avevano sentito che sarei arrivato e volevano anche loro pregare con il missionario. Così sono tornato in chiesa per improvvisare un altro incontro di preghiera con loro, che da poco si erano accostati alla religione cristiana. Anch’essi hanno cantato, danzato e mi hanno invitato ad andare a trovarli nel loro villaggio in un’altra circostanza.
Non era ancora finita la preghiera, quando arriva un'altra delegazione da un villaggio della montagna per invitarmi lassù. Non mi sentivo di fare altra strada a piedi, sotto il sole cocente del pomeriggio per i pendii scoscesi del monte. Ho dato l'incarico al catechista Emanuel di andare lui fino al villaggio, di portare il mio saluto e il messaggio di preparazione al Natale.
Ho capito che Gesù era già nato
Dopo la preghiera, è successa una cosa davvero commovente. La gente di Kathantha è molto povera. Ma questo non ha scoraggiato le famiglie, che hanno condiviso con la gente dell'altro villaggio - i cinquanta ospiti di Kadala - il cibo che avevano preparato per il loro unico pasto giornaliero.
Ho capito che Gesù era già nato in quei villaggi. Il Natale era avvenuto, ancora una volta, più per opera di Dio Padre che per un piano di noi uomini. Un Giovanni Battista era già passato a preparare le vie del Signore e quella povera gente, lontana dal mondo con il suo raffinato progresso, aveva accolto il Figlio di Dio fatto uomo. Anche il nome del catechista, Emanuel, veniva ad essere un segno vero della presenza di Dio tra loro, tra questa gente umile e sinceramente desiderosa di percorrere le vie del Signore.
L'ho toccato con mano: Dio arriva prima di noi missionari, nei posti più remoti e alle persone più semplici.








