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Il ricettario solidale di Grumello Cremonese

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Ho conosciuto p. Claudio Marinoni nel 2003. Io, giovane giornalista, lui missionario con già vent’anni di esperienza a San Paolo e Londrina, in Brasile. L’ho rivisto ogni volta che è tornato nel nostro paese, Pizzighettone; l’ultima, l’estate scorsa durante una Messa domenicale. Le sue parole, la sua vita, il suo messaggio mi hanno sempre colpita.

Così, quando con un gruppo di insegnanti della Scuola secondaria di Grumello Cremonese, dove oggi insegno Lettere, abbiamo deciso di destinare alla beneficenza il ricavato di un’iniziativa che stavamo preparando, è stato inevitabile proporre la missione di p. Claudio.
Il progetto si chiama “Nativi multiculturali”. Nasce in una piccolissima scuola, ma a forte processo migratorio. Negli ultimi dodici mesi abbiamo accolto sette nuovi alunni, più del 10% di un totale già multietnico. Cinque di loro non avevano mai conosciuto l’Italia, la nostra lingua, le nostre tradizioni.

Allora, abbiamo provato a spostare il punto di vista: anche le loro culture erano a noi sconosciute. È nato tutto in questo modo, con uno scambio reciproco, una condivisione di racconti e ricordi. Dal desiderio non solo di accogliere, di dare e di dire, ma anche dalla volontà di bussare, prendere e ascoltare. Le idee c’erano, bisognava trasformarle in consapevolezza e comportamenti, in attività pratica ed esperienza. È il compito della scuola: tradurre problemi globali, lontani e complessi in occasioni di apprendimento attivo, per formare cittadini del mondo, per fornire gli strumenti per agire in modo responsabile e solidale.

Da qui l’idea di pubblicare un ricettario il cui ricavato sarebbe stato donato in beneficenza e nel quale ciascun alunno avrebbe scritto una ricetta di famiglia, una specialità del proprio Paese o regione d’origine. Perché il cibo è identità culturale, ma è anche, prima ancora, necessità di tutti e diritto universale. Perché “Fame zero” è un obiettivo ancora da raggiungere nel mondo globalizzato del terzo millennio.
Pensare di destinare il ricavato a p. Claudio Marinoni, ai suoi meninos de rua, è stato naturale: missionario ormai da quarant’anni nelle immense e degradate favelas brasiliane, è fratello della nostra docente di Francese. Un ponte fra “noi” e “loro”.

Tuttavia, avremmo mai potuto, noi piccola scuola da 63 alunni in tutto, fare qualcosa per una comunità di diecimila abitanti? Se ci siamo riusciti, è perché abbiamo avuto l’aiuto di tanti. In primis la dirigente scolastica Rossella Capozzo, che ha creduto in questo progetto quando ancora era solo un bozzolo; il referente di plesso Massimo Aldovini, e il docente di Tecnologia Lorenzo Bocca, che ha curato la parte grafica. Le loro proposte hanno dato un’impronta ancora più etica e solidale all'idea iniziale.

È stato prezioso il supporto dei tanti colleghi: ci hanno fatto capire che tutto questo era bello e possibile; insostituibile è stata la collaborazione delle mamme che hanno gestito le vendite del ricettario, superiori ad ogni più rosea aspettativa. Abbiamo avuto anche l’appoggio dei sindaci dell’IC Pizzighettone San Bassano, del quale Grumello fa parte: Maria Maddalena Visigalli, Sebastiano Baroni e Luca Moggi ci hanno concesso il patrocinio dei Comuni, un riconoscimento per noi preziosissimo.

cr I ragazzi della scuola secondaria di Grumello con la raccolta di generi alimentari per la TurchiaIl merito del successo, però, è soprattutto loro: dei nostri 63 alunni. Scrittori, illustratori, addetti alle pubbliche relazioni. Hanno lavorato con serietà ed entusiasmo, guidati dagli insegnanti, ma anche dalle famiglie che hanno accettato di raccontarsi attraverso una ricetta. Ed è bello, straordinariamente bello, vedere il Koshari egiziano accanto al Borscht ucraino, i panzerotti pugliesi vicino ai pan de mej cremonesi. È giusto valorizzarne con orgoglio le diversità, ma anche individuarne i legami e le somiglianze, che ci fanno immaginare tutti noi come figli della madre Terra, fonte di nutrimento e di vita.

La presentazione del ricettario si terrà in occasione della “Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo” istituita dall’Unesco (21 maggio). Quel giorno le famiglie degli studenti saranno invitate a portare le loro pietanze, le loro storie e le loro tradizioni. I ragazzi più grandi, poi, cucineranno. Lo faranno sotto la guida del professor Bocca: realizzeranno cucine solari in cartone, sperimentando un metodo di cottura dei cibi e pastorizzazione dell’acqua con il Sole. Si tratta di cucine solari economiche (un costo stimato di tre dollari ognuna) che possono offrire grande aiuto alle popolazioni più povere del pianeta, che abitano in villaggi lontani dalle città privi di qualsiasi combustibile.

Sarà questa la conclusione del nostro progetto, che vuole essere uno spunto per pensare al cibo in modo più etico e sostenibile, un modo per crescere cittadini più consapevoli, ancor più desiderosi e capaci di costruire un mondo migliore.



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